ACCADDE OGGI 29 APRILE #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 29 aprile #almanacco

Oggi 29 aprile la Chiesa festeggia Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa

1429 – Guerra dei cent’anni: Giovanna d’Arco raggiunge Orléans assediata dagli inglesi
1665 – L’artista Gian Lorenzo Bernini parte per la Francia, con l’intento tra l’altro di progettare la ristrutturazione del palazzo del Louvre
1889 – New York: si svolge una ticker-tape parade in onore del centenario della prima presidenza di George Washington
1917 – San Giuseppe Benedetto Cottolengo viene dichiarato beato da Papa Benedetto XV
1923 – Russia: Nasce il CSKA Mosca, società polisportiva di Mosca
1929 – Giovanni Giuriati viene eletto presidente della Camera dei deputati
1933 – Primo volo dell’aereo biplano da caccia Fiat C.R.32
1940 – Rudolf Höß viene nominato primo direttore del campo di concentramento di Auschwitz
1945-- A Milano i cadaveri di Mussolini e Claretta vengono appesi per i piedi ad un distributore di benzina in piazzale Loreto e vilipesi dalla folla
Italia: Giorgio Amendola lancia su L’Unità di Torino un appello che rimarrà famoso: “I criminali devono essere eliminati. Con risolutezza giacobina il coltello deve essere affondato nella piaga, tutto il marcio deve essere tagliato. Non è l’ora questa di abbandonarsi a indulgenze. Pietà l’è morta”
1955 – Italia: Giovanni Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica Italiana con 658 voti su 833; presterà giuramento l’11 maggio
1961 – Italia: Luciano Pavarotti debutta nel mondo dell’opera nel ruolo di Rodolfo ne La Bohème, al teatro dell’opera di Reggio Emilia
1967 – USA: per il suo rifiuto ad arruolarsi nell’esercito il pugile Muhammad Ali (alias Cassius Clay) è defraudato del titolo mondiale
1969
USA: il musicista jazz Duke Ellington riceve l’onorificenza Medaglia presidenziale della libertà
Alain Poher 

1972 – Torino: la fabbrica automobilistica FIAT presenta la “132” nelle versioni da 1600 a 1800 cm3
1973 – La stazione spaziale sovietica Salyut 2 precipita distruggendosi
1974 – USA: il presidente Richard Nixon annuncia la diffusione della trascrizione di nastri registrati in ordine allo scandalo Watergate
1977 – Milano: primo convegno delle donne giornaliste, sul tema La donna nell’informazione
1984 – Terremoto in Umbria: danni ingenti e 6000 senzatetto
1985 – Florida: Lo Space Shuttle Challenger parte dal John F. Kennedy Space Center per la sua settima missione
1988 – URSS: si fa strada la Glasnost’. Michail Gorbačëv promette maggiore libertà religiosa in Unione Sovietica
1993 – La Camera dei deputati non concede l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi, colpito da numerosi avvisi di garanzia. La decisione scatena proteste e malumori in tutta Italia
2000 – Italia: Oliviero Diliberto viene eletto segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani
2001 – Un gruppo di ricercatori internazionali, guidato da Paolo de Bernardis e Andrew Lange del California Institute of Technology, presenta la scoperta del “suono” del Big Bang.
2003 - Venezia: il Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi posa la prima pietra del progetto Mose, destinato a proteggere la città dall’acqua alta
Italia: Processo IMI-SIR. Cesare Previti viene condannato in primo grado a 11 anni per corruzione in atti giudiziari. Condannati anche Vittorio Metta (13 anni), Renato Squillante (8 anni e 6 mesi), Attilio Pacifico (8 anni e 6 mesi) e Felice Rovelli (5 anni e 6 mesi). Si chiude il primo atto di un processo iniziato l’11 maggio 2000
2004 – USA: audizione del presidente George W. Bush e del suo vice Dick Cheney per i fatti dell’11 settembre 2001
2006
Fausto Bertinotti viene eletto presidente della Camera dei deputati
Franco Marini viene eletto presidente del Senato della Repubblica
2017 – La Turchia blocca l’accesso a Wikipedia

Giornata Mondiale della Danza

Nati

Henri Poincaré (1854)
Duke Ellington (1899)
Imperatore Hirohito (1901)

Morti


Irving Fisher (1947)
Ludwig Wittgenstein (1951)
Alfred Hitchcock (1980)

 

Fausto Bertinotti (Milano22 marzo 1940) è un ex politico e sindacalista italiano. Già segretario del Partito della Rifondazione Comunista dal 1994 al 2006, è stato presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008.

Ideologicamente a cavallo tra comunismo ingraiano e socialismo lombardiano, Bertinotti è un convinto movimentista, politicamente vicino all'esperienza dei contemporanei movimenti sociali radicali (in particolar modo no-global), pacifista e nonviolento. È stato inoltre per molti anni un sindacalista della CGIL, iscritto dapprima nel Partito Socialista Italiano, poi, dopo una breve esperienza nelle file del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, nel Partito Comunista Italiano e, a seguito della sua dissoluzione, nel Partito Democratico della Sinistra, entrando infine a far parte di Rifondazione.

Fausto Bertinotti nasce a Milano, nel quartiere di Precotto, da Enrico, macchinista delle Ferrovie dello Stato, e da Rosa, casalinga. È il secondogenito, dopo Ferruccio, anche lui ferroviere. Nel 1957 si trasferisce con tutta la famiglia nel paese natale paterno, Varallo Pombia (NO). Nel 1962 si diploma, con tre anni di ritardo per via di alcune bocciature, come perito elettronico all'istituto Omar di Novara.

Nel 1965 sposa la diciottenne Gabriella Fagno; la cerimonia avviene in chiesa per volontà di sua madre, in quanto Fausto si è sempre dichiarato non credente. Nel 1970 nasce il suo unico figlio, Duccio, così chiamato in onore del partigiano Duccio Galimberti.

È un grande appassionato di calcio e tifoso del Milan.

Aderisce al Partito Socialista Italiano nel 1960. Nel 1964 entra nella CGIL, diventando segretario della Federazione Italiana degli Operai Tessili (FIOT) di Sesto San Giovanni, e tre anni dopo diviene segretario della Camera del lavoro di Novara. Sempre nel 1964 è tra i socialisti che rifiutano di fare del PSI un partito di Governo e partecipa alla scissione del PSIUP che nel 1972 confluirà nel Partito Comunista Italiano. Dal 1975 al 1985 è segretario regionale della CGIL piemontese (si era infatti trasferito a Torino). Diventa il leader della corrente più a sinistra della CGIL, ovvero Essere sindacato, fortemente critica nei confronti della politica di concertazione condotta dalla maggioranza.

Da questa importante prospettiva prende parte alle lotte operaie di quel tempo, e quindi a quella degli operai della FIAT nel 1980, terminata con i 35 giorni di sciopero e la marcia dei quarantamila che segnò una disfatta per il sindacato e per il Partito Comunista Italiano che quella lotta sostenne. Come sindacalista, sosterrà la necessità di far valere il diritto di sciopero contro "le ingiustizie della classe padronale". Nel 1985 entra nella segreteria nazionale della CGIL e si trasferisce a Roma.

Tra il 1989 e il 1991 è tra i comunisti che non accettano lo scioglimento del PCI, ma seguirà poi il consiglio di Pietro Ingrao, suo storico punto di riferimento, di aderire al Partito Democratico della Sinistra. Nel maggio 1993 lasciò il Partito Democratico della Sinistra, accusandolo di condotta incoerente al proprio mandato elettorale causata dalla determinante astensione, al voto di fiducia, per la creazione del Governo Ciampi. A settembre accetta l'invito di Armando Cossutta e Lucio Magri di iscriversi al Partito della Rifondazione Comunista per diventarne, nel gennaio 1994, segretario nazionale. Con l'accettazione della carica di segretario del Partito della Rifondazione Comunista deve abbandonare ogni incarico sindacale.

Nei primi anni sessanta milita nel Partito Socialista Italiano all'interno della corrente di sinistra di Riccardo Lombardi. Quando nel 1966 il PSI si riunifica col Partito Socialista Democratico Italiano, Bertinotti il giorno prima della fusione non aderisce al nuovo partito. Entra quindi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, che successivamente nel 1972 confluirà in maggioranza nel Partito Comunista Italiano. Il 12 settembre 1972 Bertinotti viene cooptato nel Comitato Regionale piemontese del PCI.

Nel PCI Bertinotti si avvicina a Pietro Ingrao e, da ingraiano, nel 1989-1991 si oppone alla nascita del Partito Democratico della Sinistra, accettando poi di militarvi fino al 10 maggio 1993 nella corrente dei Comunisti Democratici.

Il 28 settembre 1993 Bertinotti si iscrive al Partito della Rifondazione Comunista, consapevole che pochi mesi dopo ne sarebbe diventato il segretario nazionale, grazie all'accordo tra la corrente di Armando Cossutta e quella di Lucio Magri nel gennaio 1994, per estromettere da segretario Sergio Garavini, che aveva diretto il partito fin dalla fondazione. Curiosamente Bertinotti il 23 aprile 1985 era entrato nella segreteria confederale della CGIL prendendo anche allora il posto di Garavini.

Nel 1995, Bertinotti, insieme a Cossutta, decide di rompere l'unità con i partiti dell'Alleanza dei Progressisti e di votare contro la fiducia al neonato Governo Dini, proposto dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro per impedire le elezioni invocate da Silvio Berlusconi dopo che Umberto Bossi aveva rotto l'alleanza di centro-destra facendone cadere il governo; contro la scelta di Bertinotti e Cossutta si schierano Garavini, Lucio Magri, Rino Serri e complessivamente 12 deputati, 3 senatori e 2 europarlamentari del PRC. I parlamentari dissidenti del PRC salvano con il loro voto il Governo Dini ed escono dal partito.

Grazie a questo salvataggio, vengono evitate le elezioni invocate da Berlusconi e il centro-sinistra guadagna i 12 mesi di tempo sufficienti per recuperare il consenso popolare facendo dimenticare "il ribaltone" e vincendo le elezioni del 1996, concedendo al partito di Bertinotti e Cossutta un patto di "desistenza" che consentirà al PRC di portare ancora i suoi rappresentanti in parlamento. Con l'uscita di Garavini, dei dirigenti ex ingraiani a lui più vicini, e della corrente di Magri, Bertinotti dapprima resta subalterno a Cossutta, ma poi unisce progressivamente attorno alla sua corrente tutte le anime non filosovietiche rimaste nel partito, compresa la maggioranza degli ex aderenti a Democrazia Proletaria, arrivando a mettere in minoranza la corrente di Cossutta.

La carica di segretario del PRC gli è confermata anche nel terzo (dicembre 1996), quarto (marzo 1999), quinto (aprile 2002) e sesto (marzo 2005) congresso di Rifondazione. In quest'ultimo, però, la sua relazione ottiene meno consensi del solito, attestandosi circa al 59% delle preferenze. In seguito all'elezione a Presidente della Camera dei Deputati si ritira da segretario del partito e il 7 maggio 2006, il Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista elegge segretario Franco Giordano.

Alleato della coalizione dei "Progressisti" perdente alle elezioni politiche del 1994, stipula un patto di desistenza con L'Ulivo nel 1996: Rifondazione non si presentava in alcuni collegi uninominali alla camera e al senato, dando ai suoi elettori l'indicazione di votare per i candidati scelti da Romano Prodi, e il centro-sinistra faceva lo stesso, cioè non si presentava in alcune città, favorendo così l'elezione dei candidati di Rifondazione Comunista.

Le elezioni politiche del 1996 sono vinte dall'Ulivo e Prodi viene nominato Presidente del Consiglio. Non mancano, durante il suo governo, attriti con Rifondazione Comunista sulla riforma delle pensioni e soprattutto sulla legge finanziaria del 1998 quando, dopo aver votato "a scatola chiusa" due leggi finanziarie indigeste, Prodi si aspetta di incassare il terzo "sì" bertinottiano ("senza prendere ordini da chi non fa parte del governo") nel voto di fiducia. Ma il PRC vota contro, il governo cade e alcuni esponenti abbandonano il PRC fondando il Partito dei Comunisti Italiani, con a capo Armando Cossutta e Oliviero Diliberto. Il Segretario del PDS, Massimo D'Alema, diventa così Presidente del Consiglio del successivo governo, con l'appoggio del nuovo gruppo dei Comunisti Italiani di Diliberto-Cossutta e con l'appoggio di Clemente Mastella, passato dalle file di centrodestra a quelle della sinistra.

Il PRC, indebolito dalla scissione, alle elezioni europee del 1999 ha un sostanziale insuccesso, ma Bertinotti risulta comunque eletto deputato al Parlamento di Strasburgo. Nelle elezioni politiche del 2001, Rifondazione Comunista è promotrice di una desistenza unilaterale nei confronti della coalizione dell'Ulivo, che candida alla presidenza del consiglio Francesco Rutelli. Ottenendo il 5 per cento nel proporzionale alla Camera e alcuni senatori con il riparto proporzionale, Rifondazione Comunista riesce a mantenere una sua rappresentanza in Parlamento.

Dal 2002 inizia il disgelo tra Rifondazione e il Centro-sinistra, che si alleano sia alle elezioni amministrative, sia alle elezioni regionali del 2005, nettamente vinte dall'Unione, la nuova denominazione dell'alleanza di centro-sinistra, di cui Rifondazione entra a far parte.

Nel frattempo, Bertinotti è eletto al Parlamento europeo alle elezioni del 2004, ricevendo in tutta Italia circa 380 000 preferenze. Iscritto al gruppo della [[Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica |Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica]] di cui è presidente, è membro della Commissione per i problemi economici e monetari; della Commissione giuridica; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-ex Repubblica iugoslava di Macedonia.

Alle elezioni primarie del 16 ottobre 2005 per la scelta del capo della coalizione dell'Ulivo alle elezioni politiche del 2006, Bertinotti arriva secondo dopo Prodi, raccogliendo 631.592 voti (il 14,7% dei consensi). La campagna elettorale era basata sullo slogan "Voglio...": tramite internet o post-it i cittadini potevano completare lo slogan indicando cosa volevano dalla coalizione di Centro-sinistra.

In alcune interviste Bertinotti rilascia dichiarazioni che fanno scalpore e vengono interpretate dalla stampa nazionale come segnale della prossima caduta del governo Prodi. Bertinotti paragona Prodi a Vincenzo Cardarelli, «il più grande poeta morente», paragona il suo governo ad un "brodino caldo", dichiara «questo governo ha fallito». In seguito non smentirà le sue dichiarazioni e il partito di cui è leader di fatto ne prende le difese dopo gli attacchi di alcuni "prodiani". Tuttavia il PRC continua a far parte del governo e della maggioranza che cadrà pochi mesi dopo in seguito alla sottrazione della fiducia da parte del movimento politico di Mastella - ex guardasigilli del Governo Prodi - come per altro confermato durante la trasmissione Che tempo che fa da Prodi stesso. Tuttavia da mesi si consumavano continue schermaglie tra Rifondazione, UDEUR e Italia dei Valori, che logorarono la stabilità della compagine governativa.

In un'intervista del 7 aprile 2008, prima delle elezioni politiche, Romano Prodi attribuì la caduta del governo a «chi ha minato continuamente l'azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili...», parole che hanno fatto ritenere si riferisse a Bertinotti. A due giorni dal voto, dopo la disfatta elettorale che segna la scomparsa del PRC dal Parlamento, Prodi dichiarerà in un'intervista «A Bertinotti consiglio di rinfrancarsi con un brodino riscaldato».Prodi osservò anche come i responsabili principali della caduta del suo governo, i partiti della sinistra radicale e l'UDEUR, fossero rimasti spazzati via dalle elezioni e commentò il fatto con le parole «si dorme nel letto che si è preparato».

Il 6 maggio 2009Silvio Sircana, ex-portavoce del governo Prodi, dichiarò in un'intervista: «Prodi è colui che si è speso e non poco per "sdoganare" Bertinotti, dandogli l'occasione, miseramente sprecata, come Presidente della Camera, di dimostrare che la questione comunista era definitivamente superata».

A partire dal 2001, Bertinotti porta il PRC ad assumere posizioni vicine al movimento alter-mondialista. L'appoggio e la condivisione delle istanze dei movimenti diviene caratteristica della politica del PRC, numerosi esponenti vengono eletti nelle liste di Rifondazione, come Vittorio AgnolettoLuisa MorgantiniDaniele FarinaFrancesco Saverio Caruso. Nel 2004, grazie anche al PRC, nasce un importante organismo politico europeo della sinistra d'alternativa, la Sinistra Europea.

Nel marzo del 2005 rilasciò una intervista al Corriere della Sera in cui dichiarò: «Certo: la proprietà privata non si può abrogare per decreto. Ma è un obiettivo».

È tra i promotori del referendum del giugno 2003, sull'estensione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori anche ai lavoratori subordinati delle aziende con meno di 16 dipendenti. Il referendum fallisce per il mancato raggiungimento del quorum di votanti.

Al referendum sulla fecondazione assistita del 12 e 13 giugno del 2005, sostiene il "sì" per tutti e quattro i quesiti. Il referendum fallisce per il mancato raggiungimento del quorum di votanti (solo il 25,5% degli aventi diritto si reca alle urne, la percentuale più bassa nella storia referendaria della Repubblica).

Il 29 aprile 2006 Bertinotti è eletto Presidente della Camera dei deputati della Repubblica Italiana alla quarta votazione, superando con 337 voti la soglia dei 305 richiesti dal quorum. Ha concluso il suo incarico il 29 aprile 2008.

Nel marzo 2007 viene contestato dai militanti dei Collettivi Universitari durante un convegno all'Università La Sapienza di Roma. con l'accusa di non aver contrastato il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan e di aver appoggiato la missione militare in Libano (fine 2006). Nel 2008, durante il corteo del primo maggio a Torino, viene contestato da alcuni giovani dei centri sociali, a causa della sua partecipazione alla Fiera Internazionale del Libro, dedicata all'anniversario della fondazione dello stato di Israele.

Per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, Bertinotti è stato scelto come capo della coalizione per la Sinistra l'Arcobaleno, che vede uniti sotto uno stesso simbolo, che non presenta la storica falce e martello, Rifondazione ComunistaPartito dei Comunisti ItalianiVerdi e Sinistra Democratica. Questo simbolo non supera la quota percentuale di sbarramento per la camera dei deputati, a livello nazionale, né gli sbarramenti regionali al senato, per cui non ottiene rappresentanti in parlamento.

Dopo la sconfitta alle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, Bertinotti conferma il proprio ritiro da incarichi di direzione politica, come aveva già annunciato ancor prima della candidatura per la Sinistra l'Arcobaleno: "La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta [...] Lascio ruoli di direzione, farò il militante. Un atto di onestà intellettuale impone di riconoscere questa sconfitta come netta, dalle proporzioni impreviste che la rendono anche più ampia".

In un'intervista di marzo 2010, ormai fuori dalla vita politica, ha espresso la sua preoccupazione per l'assenza di una sinistra unita; ma ha indicato in Nichi Vendola la speranza per essa. Tuttavia nel numero di agosto 2011 della rivista Alternative per il Socialismo, Bertinotti prende le distanze dalle ambizioni governative di Vendola, distanze che si rafforzeranno con l'appoggio a Rivoluzione Civile, lista sostenuta dal PRC (con PDCI, Di Pietro e Verdi).

A partire da maggio 2008 Bertinotti è diventato Presidente della Fondazione Camera dei Deputati, incarico spettante a ogni Presidente della Camera nella legislatura successiva alla cessazione dall'incarico. Con le elezioni politiche del 2013 e l'apertura della XVII legislatura si è concluso anche tale ruolo.

Da giugno 2007 Bertinotti ha dato vita alla rivista Alternative per il socialismo, un bimestrale di analisi e cultura politica di cui è direttore. La rivista è nata con una finalità molto ambiziosa: contribuire alla ricerca di una cultura politica della trasformazione, oltre le "scadenze" costrittive della quotidianità politica. Queste le parole di Bertinotti a proposito del titolo:

«Alternative è ciò che è maturato nel nuovo secolo di critica alla globalizzazione capitalistica, e noi tra questo.

Noi, è ciò che è cresciuto nel processo di rifondazione, la resistenza e la rottura, e nel suo rapporto con i movimenti.

Per il socialismo è una scelta che viene motivata sulla base di quel percorso (percorsi) e che propone un'idea liberata di società aperta, sia come possibilità che come società stessa."»

Nel 2009 ha tenuto un seminario nel corso di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Perugia. Tra ottobre e dicembre 2012 ha tenuto un ciclo di seminari dal titolo "La Costituzione, tra crisi della democrazia e nuovi totalitarismi", presso l'Università del Salento.Dall'agosto 2015 è intervenuto all'annuale Meeting, tenutosi a Rimini, del movimento cattolico di Comunione e Liberazione.