PETRAROIA E ASSOCIAZIONE GIUSEPPE TEDESCHI, "EMERGENZA SANITARIA IN MOLISE DURA DA 14 ANNI" - Molise Web giornale online molisano

Petraroia e Associazione Giuseppe Tedeschi, "Emergenza sanitaria in Molise dura da 14 anni"

I membri dell'Associazione Giuseppe Tedeschi, in una nota stampa inviata alle Autorità ed Istituzioni Nazionali, Regionali e Locali, fanno sentire la loro voce in merito all'emergenza sanitaria che la nostra regione sta vivendo da ben 14 anni.
Nella nota stamap si legge:
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La pandemia ha evidenziato la fragilita' estrema del sistema sanitario pubblico spronandoci a chiedere interventi straordinari allo Stato fin dal 6 marzo 2020, all’atto della chiusura per COVID dell’ospedale “San Timoteo” di Termoli. 
Il taglio draconiano dei posti letto con alcuni ospedali riconvertiti in RSA e altri declassati a strutture di base o a DEA di I° livello, il blocco del turn-over, l’assenza di investimenti su dispositivi, macchinari e strumentazioni diagnostiche, la grave e persistente carenza d’organico, lo svuotamento della medicina territoriale, il passaggio di patologie tempo-dipendenti a strutture convenzionate non dotate di Pronto Soccorso, la mancata integrazione delle attività sociosanitarie ed i mancati investimenti sulla rete di emergenza-urgenza, sui medici di base, sulla continuità assistenziale e sui dipartimenti di igiene e prevenzione, non hanno consentito di garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini. 
Chiaramente un sistema in così forte affanno, per fronteggiare la pandemia, avrebbe avuto necessità di un supporto straordinario da parte dello Stato alla stregua di ciò che è stato fatto per la Regione Calabria con un Decreto Legge che evitasse sul piano normativo, conflitti di competenze, tra Commissario ad Acta e Presidente delle Regione, garantendo margini di agibilita' con poteri più ampi e risorse finanziarie aggiuntive. 
Purtroppo l’istanza del Molise non è stata accolta e, i pur apprezzabili interventi, promossi dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e dal Ministero della Difesa hanno limitato i disagi senza riuscire a risolvere i problemi strutturali. 
La scelta di utilizzare lo strumento del DPCM e non quella del Decreto Legge nella nomina del Commissario e Sub-Commissario si colloca nel solco delle decisioni promosse dal Ministero dell’Economia, di concerto con la Presidenza del Consiglio e i Ministeri della Salute e degli Affari Regionali fin dal 2007. 
La ratio di quelle normative è il contenimento dei costi, il rientro del debito, il pareggio di bilancio e quindi il perseguimento di misure di carattere finanziario e non di tutela della salute così come previsto dall’art.32 della Costituzione e dalla legge n.833/1978. 
L’obiettivo non è l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza attraverso la predisposizione di un atto di programmazione sanitaria capace di abbattere l’esposizione debitoria, riorganizzare la rete ospedaliera, promuovere la medicina territoriale, ripristinare la dotazione organica e investire in apparecchiature e strumentazioni diagnostiche-terapeutiche di assoluta necessità. Aver riportato sul piano teorico il raggiungimento di tali obiettivi tra i punti menzionati didascalicamente nel DPCM di nomina, e non aver previsto l’abbattimento del debito, l’azzeramento del disavanzo, l’autorizzazione ad assumere medici, tecnici specializzati, infermieri ed OSS, con la possibilità di rivedere i criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale inserendo i tratti orografici di territori svantaggiati e a bassa densità demografica, impedirà di approntare ogni utile atto di pianificazione capace di garantire la tutela della salute e men che meno i LEA alla popolazione molisana.
Con l’auspicio di essere smentiti, siamo consapevoli che nessun professionista con  600 milioni di euro annui del Fondo Sanitario Nazionale a cui si aggiungono poche decine di milioni di euro derivanti da imposte e addizionali regionali, potrà mai contemperare l’incidenza degli oneri sul debito, le spese di gestione della sanità pubblica e privata, i rapporti con tre Università che operano direttamente o indirettamente in Molise, l’organizzazione della medicina territoriale, l’innovazione della rete ospedaliera, l’attivazione della telemedicina e del fascicolo sanitario elettronico, gli investimenti ineludibili per la manutenzione e la sicurezza dei presidi sanitari, i rapporti con gli erogatori dei servizi esterni, l’aggiornamento del personale, l’adeguamento della rete di emergenza-urgenza e della continuità assistenziale, il contenimento della mobilità passiva, l’attivazione di ospedali di comunità, case della salute, l’integrazione sociosanitaria territoriale e il rispetto dei Protocolli nazionali per le patologie croniche o per i soggetti fragili e a rischio.
Nelle prossime settimane amministrazioni locali, associazioni, comitati, rappresentanti istituzionali, ordini professionali e strutture convenzionate, si rivolgeranno al Commissario ad Acta e al Sub-Commissario col convincimento che ogni tipo di questione potrà essere affrontata e risolta. 
Noi non lo faremo perché sappiamo che senza un intervento serio del Governo Nazionale di carattere finanziario e normativo la questione è irrisolvibile. 
Spiace che altri professionisti non messi in condizione di svolgere al meglio le proprie funzioni siano costretti a logorarsi trascinando nel tempo una gestione provvisoria fino al prossimo giro di boa, quando un nuovo Governo li sostituira' con altre figure, tecniche o istituzionali, così come accade senza costrutto fin dal 31 marzo del 2007. 
Sommessamente continueremo a chiedere allo Stato di adottare un Decreto Legge per superare l’emergenza sanitaria in Molise in modo tale che i Commissari ad Acta possano svolgere al meglio le proprie funzioni. Al Generale Figliuolo chiediamo un supporto urgente per completare tempestivamente la campagna vaccinale al fine di contenere la pandemia, far diminuire la pressione sul sistema sanitario regionale e salvaguardare la popolazione nel pieno rispetto della Costituzione. "