ACCADDE OGGI 6 MAGGIO #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 6 maggio #almanacco

Oggi 6 maggio la Chiesa festeggia Sant’Evodio, secondo vescovo di Antiochia dopo San Pietro

1527 – I Lanzichenecchi, truppe tedesche al servizio di Carlo V d’Asburgo saccheggiano Roma; alcuni considerano questa data la fine del Rinascimento.

1536 – Re Enrico VIII ordina di porre una Bibbia tradotta in lingua inglese in tutte le chiese del regno.

1622 – Nella battaglia di Wimpfen le forze cattoliche guidate dal Conte di Tilly sconfiggono i protestanti capitanati dal conte Ernst von Mansfeld e dal margravio Giorgio Federico di Baden Durlach.

1682 – Luigi XIV di Francia sposta la sua corte a Versailles.

1835 – James Gordon Bennett pubblica il primo numero del New York Herald.

1840 – Inghilterra, entra in uso il primo francobollo della storia: il Penny Black.

1848 – Nel borgo di Santa Lucia nei pressi di Verona venne combattuta una cruenta battaglia tra i piemontesi di Carlo Alberto e gli austriaci di Radetzky con 182 morti (110 erano piemontesi) e circa un migliaio di feriti.

1861 – Stati Uniti d’America: L’Arkansas secede dall’Unione.

1889 – La Torre Eiffel viene ufficialmente aperta al pubblico, durante l’Esposizione Universale di Parigi

1906 – Si corre in Sicilia la prima edizione della Targa Florio famosa corsa automobilistica.

1910 – Giorgio V diventa re del Regno Unito a seguito della morte del padre, Edoardo VII.

1928 – Norvegia, Umberto Nobile ormeggia il dirigibile Italia nella Baia del Re, dove si trova la nave appoggio “Città di Milano”, giunta dall’Italia

1937 – Lo zeppelin tedesco LZ 129 Hindenburg, prende fuoco e viene distrutto nel giro di un minuto, mentre tentava di atterrare a Lakehurst (New Jersey), uccidendo oltre 30 persone.

1940 – John Steinbeck riceve il Premio Pulitzer per il suo romanzo Furore.

1945 – Seconda guerra mondiale: Axis Sally trasmette il suo ultimo messaggio propagandistico alle truppe Alleate (il primo è dell’11 dicembre 1941)

1954 – L’atleta britannico Roger Bannister diventa il primo uomo a percorrere il miglio in meno di quattro minuti.

1962 – Antonio Segni viene eletto quarto Presidente della Repubblica Italiana con 443 voti su 854; presta giuramento l’11 maggio.

1967 – Vaticano, papa Paolo VI riceve Claudia Cardinale e Antonella Lualdi, le quali per la prima volta nello Stato della Chiesa indossano delle minigonne.

1973 – USA, il Senato inizia l’inchiesta sullo scandalo Watergate.

1976 – Terremoto del Friuli: ingentissimi danni e circa 1000 morti di cui la maggior parte nelle zone centro-nord

1994 – Elisabetta II del Regno Unito e il Presidente francese François Mitterrand inaugurano l’apertura dell’Eurotunnel – un tunnel sotto la Manica che collega l’Inghilterra alla Francia, per la prima volta dalla glaciazione devensiana.

2006 – Muore Lillian Gertrud Asprud, l’ultima testimone oculare della tragedia del Titanic ancora in vita. All’epoca dei fatti aveva sei anni.

2007 – In Francia il ballottaggio tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy per le elezioni presidenziali vede vittorioso il candidato conservatore.

2008 – Aung San Suu Kyi viene premiata con la medaglia d’onore

2012 – François Hollande viene eletto 24º presidente della Repubblica Francese

 

Giornata internazionale contro le diete

Nati

Maximilien de Robespierre (1758)
Sigmund Freud (1856)
Orson Welles (1915)

Morti

Papa Marcello II (1555)
Leonida Bissolati (1920)
Marlene Dietrich (1992)

Con gran dispiacere ricordiamo il terremoto del Friuli che, per fortuna, a differenza di Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, vede la ricostruzione terminata da decenni

«Il Friuli ringrazia e non dimentica.»

(Frase utilizzata dai friulani come ringraziamento per l'aiuto ricevuto)

 

«Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese.»

(mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, 12 maggio 1976)

Il terremoto del Friuli del 1976 (soprannominato dai locali Orcolat (Orcaccio in lingua friulana)) fu un sisma di magnitudo 6.5 della scala Richter che colpì il Friuli, e i territori circostanti, alle ore 21:00:12 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l'11 e 15 settembre. È ricordato come il quinto peggior evento sismico che abbiano colpito l'Italia nel '900, dopo il Terremoto di Messina del 1908 (magnitudo 7,1 con 60.000/80.000 vittime), il Terremoto della Marsica del 1915 (magnitudo 7,0 con 30.000 vittime), il Terremoto dell'Irpinia del 1980 (magnitudo 6,9 con 3.000 vittime) ed il Terremoto dell'Irpinia e del Vulture del 1930 (magnitudo 6.7 con 1.400 vittime).

La zona più colpita fu quella a nord di Udine. Fu inizialmente indicato che l'epicentro della scossa era nella zona del Monte San Simeone, tuttavia questa indicazione fu smentita dagli studi successivi. Il catalogo parametrico dei terremoti italiani individua un epicentro macrosismico situato tra i comuni di Gemona e Artegna, nelle vicinanze della località Lessi e un epicentro strumentale localizzato più a est fra Taipana e Lusevera, attribuendo all'evento una magnitudo 6,5. Ci sono vari studi sull'epicentro e sulle faglie coinvolte nel sisma, non tutti concordanti. Uno degli studi più citati è quello di Aoudia e altri (2000) che colloca l'epicentro nel gruppo del monte Chiampon, nei pressi di Pradielis e Cesariis. Secondo tale studio, di cui esiste una traduzione in italiano, "il terremoto del Friuli del 1976 è da mettere in relazione ad una piega connessa a faglia che evolve da fagliazione cieca sotto le strutture di basamento del monte Bernadia e del monte di Buia, a faglia semi-cieca sotto la struttura neogenica del monte Susans e che finisce nella piega di Ragogna".

I danni furono amplificati dalle particolari condizioni del suolo, dalla posizione dei paesi colpiti, quasi tutti i posti in cima ad alture, e dall'età avanzata delle costruzioni. I paesi andati distrutti non avevano infatti riportato danni rilevanti nella prima e nella seconda guerra mondiale, a differenza di San Daniele del Friuli che, semidistrutta dai bombardamenti aerei del 1944, aveva dovuto ricostruire gran parte della sua struttura urbana con criteri moderni; la città pagò comunque gravi danni al patrimonio artistico con la devastazione delle chiese e degli antichi palazzi di fattura medievale, e il crollo di una manciata di edifici del centro storico provocò molte vittime. Nonostante gli ingenti danni, ebbero meno morti per i crolli i paesi della Carnia ad ovest del Tagliamento, (CavazzoVerzegnis, etc.), in quanto gli edifici, dopo il terremoto del marzo 1928, vennero riparati o ricostruiti con criteri per l'epoca antisismici, cioè con l'utilizzo di catene e bolzoni per rinforzare le strutture edilizie. 

La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani con danni, anche se molto più limitati, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 990[12] morti e oltre 45.000 senza tetto. Anche la zona dell'alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (in Slovenia) venne colpita, interessando in particolare i comuni di TolminoCaporettoCanale d'Isonzo e Plezzo; In totale vennero danneggiati 12.000 edifici, di cui circa 4.000 distrutti durante o dopo il terremoto, ma non vi furono vittime.

I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, a fine dell'estate.L'11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18:31 (Mw 5.3) e alle 18:35 (Mw 5.6).Il 15 settembre 1976, prima alle ore 5:15 e poi alle ore 11:21, si verificarono due ulteriori forti scosse, rispettivamente di magnitudo 5.9 e 6.0. I comuni di TrasaghisBordanoOsoppoMontenarsGemona del FriuliBujaVenzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono fortemente danneggiati. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di GradoLignano SabbiadoroJesolo e altre località marittime. Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio.

  • Aree colpite: 5.500 chilometri quadrati
  • Popolazione colpita: 600mila abitanti
  • Morti: 990
  • Sfollati: più di 100.000
  • Case distrutte: 18.000
  • Case danneggiate: 75.000
  • Danni al territorio: 4.500 miliardi di lire (oltre 18,5 miliardi di euro del 2010)
  • Comuni coinvolti: 45 comuni “rasi al suolo” come GemonaVenzoneForgaria nel FriuliBuiaPinzano al TagliamentoMonteaperta (frazione di Taipana) e Osoppo, 40 “gravemente danneggiati” e 52 “danneggiati”: tutti fra Udine e Pordenone, più tre soli comuni della provincia di Gorizia

Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, che continuarono per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa.

«Non si vede più nessuno piangere il secondo giorno dopo il terremoto.»

(Gianni Rodari, 8 maggio 1976, Paese Sera)

L'8 maggio, a due giorni dal sisma, il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia stanziò con effetto immediato 10 miliardi di lire. Il Governo Andreotti III nominò il 15 settembre Giuseppe Zamberletti Commissario straordinario del Governo incaricato del coordinamento dei soccorsi. Gli fu concessa carta bianca, salvo approvazione a consuntivo, che regolarmente il Parlamento approvò. In collaborazione con le amministrazioni locali, i fondi statali destinati alla ricostruzione furono gestiti direttamente da Zamberletti assieme al governo regionale del Friuli-Venezia Giulia. Circa 40.000 sfollati passarono l'inverno sulla costa adriatica, per rientrare tutti entro il 31 marzo 1980 in villaggi prefabbricati costruiti nei rispettivi paesi. La ricostruzione totale durò dieci anni.

Finito il mandato di Zamberletti, il governo regionale del Friuli-Venezia Giulia, grazie ad un'attenta ed efficiente gestione delle risorse, poté, nell'arco di circa dieci anni, ricostruire interi paesi. Ancora oggi il modo in cui venne gestito il dramma post terremoto, viene ricordato come un alto esempio di efficienza e serietà. Il conto dei contributi statali per la ricostruzione del Friuli ammontava a 12.905 miliardi di lire a fine 1995; secondo altre fonti, a 29.000 miliardi di lire. Il motore della ricostruzione fu assicurato da 500 miliardi di lire destinati alla ripresa economica, mentre il resto dei fondi fu affidato in gestione alle amministrazioni locali, che effettuarono controlli efficaci e rigorosi sugli standard di ricostruzione.

Gli Stati Uniti d'America contribuirono generosamente con assistenza subito dopo le prime scosse tramite la vicina Base aerea di Aviano e anche con una grossa somma di denaro (circa 100 milioni di dollari) alla ricostruzione del Friuli e fornirono tende da campo, mezzi ed attrezzature direttamente nelle mani dell'Associazione Nazionale degli Alpini.

Il disastro diede inoltre un importante impulso alla formazione della protezione civile. Nell'aprile 1998 Gemona venne così descritta, dopo una nuova minima scossa, da Luigi Offeddu, inviato del Corriere della Sera: «Gruppi di turisti fotografano il Duomo e passeggiano sotto i portici di via Bini. Duomo e portici che sembrano così com'erano prima del 6 maggio 1976, ma che invece l'orcolat aveva frantumato, e che la gente ha ricostruito pezzo per pezzo secondo il procedimento chiamato anastilosi: raccogliere ogni pietra, numerarla, ricollocarla al suo posto. Ancora oggi, su alcune pietre dei portici si legge un numero. Ma quel numero, insieme a uno spezzone della chiesa della Madonna delle Grazie, è l'unica traccia che ricordi il passaggio dell'orco».