AUGUSTO O LUCIUS? QUESTO IL DILEMMA. LA TESTA RITROVATA AD ISERNIA, FA DISCUTERE - Molise Web giornale online molisano

Augusto o Lucius? Questo il dilemma. La testa ritrovata ad Isernia, fa discutere

Continua ad impazzare, ad Isernia, il toto Augusto. L’architetto Franco Valente fa un’ipotesi che ha fatto scatenare l'ennesimo putiferio culturale. ​​​​Tutto parte dalla domanda spontanea per l’Architetto e sottaciuta dalle Autorità preposte a conservar e divulgar la storia: A ISERNIA ESISTEVA UN TEATRO IN EPOCA ROMANA?

«Non sappiamo se a Isernia sia mai esistito un teatro in epoca romana. Nel mio volume “Isernia, origine e crescita di una città (1982) sulla scorta di un rilievo dei piani terra nell’area urbana della Fontana Fraterna, ritenni di poter ipotizzare l’esistenza di un impianto che sembrava essere derivato dalla preesistenza di un edificio teatrale. Nessuna testimonianza epigrafica o alcuna descrizione cronachistica aiutava a dare concretezza all’ipotesi. Il mondo romano è ricco di edifici destinati agli spettacoli, ma si conosce molto poco del sistema di chiusura e apertura del sipario (“aleum”). Gli scavi archeologici hanno rivelato che in prossimità del fronte della scena venivano posizionati dei montanti di legno che facevano parte dei meccanismi necessari per alzare e calare il sipario di tessuto, prima e dopo lo spettacolo o durante il cambio delle scene. Nel Molise, a Sepino e Pietrabbondante, nonostante si tratti di due edifici dalle caratteristiche architettoniche e funzionali diverse tra loro, sopravvivono nell'orchestra alcune buche scavate nella pietra che, con molta probabilità, costituivano gli alloggiamenti di sottili pilastri lignei che reggevano il sipario. Non sappiamo altro, ma questi particolari architettonici sembra siano una peculiarità degli edifici scenici teatrali. Fino ad oggi mi era sfuggito un particolare che, ritengo, sia sfuggito anche agli archeologi. Sul prospetto posteriore di Palazzo Laurelli di Isernia, quello che si affaccia su via Occidentale, sopravvivono quattro blocchi lapidei che, con assoluta evidenza, provengono da un edificio preesistente. Sono convinto che si tratta di quattro alloggiamenti che una volta facevano parte di un edificio scenico dell’Isernia romana e più precisamente di un teatro di cui non vi è più traccia.
Ma non finisce qui. 
Quando Raffaele Garrucci, il gesuita grande avversario di Teodoro Mommsen nella interpretazione delle epigrafi, venne a Isernia per studiare le lapidi dell’antica Aesernia (“La storia di Isernia, raccolta dagli antichi monumenti” 1848) fu ospitato dai signori Laurelli che gli fecero conoscere alcune epigrafi che erano nel loro palazzo e tra esse quella di Abullius Dexter:.
L. ABVLLIUS DEXTER
MACELLVM PORTICVM CALCIDICVM
CUM SVIS ORNAMENTIS LOCO ET
PECVNIA SVA FECIT.
Chi era questo Lucius Abullius Dexter che costruì a proprie spese (“sua pecunia”) in Isernia un “Macellum”, un “Porticus” e un “Calcidicum”, ornandoli con una serie di statue (“cum suis ornamentis”)? Questo è un importante suggerimento per dare soluzione al mistero della testa ritrovata in questi giorni a pochi metri da Palazzo Laurelli, su via occidentale.Avremo tempo per tornare a parlare di lui e delle cose che fece a Isernia».

Vedremo se ci saranno risposte in tal senso e se Augusto o Lucius daranno il proprio supporto per poter far si che il mistero sia definitivamente risolto. In caso negativo, preghiamo chi ne fosse in essa rappresentato, tornar in vita e darci un segnale di riconoscimento.