MOLISE, ANCORA UNA MORTE SUL LAVORO: I PARTITI COMUNISTI ADDEBITANO I FATTI ALLA VITTORIA DEL CAPITALISMO - Molise Web giornale online molisano

Molise, ancora una morte sul lavoro: i partiti comunisti addebitano i fatti alla vittoria del capitalismo

Molise, ancora una morte sul lavoro
Il 7 maggio, a Campomarino, Mario Tracinà precipita da 30 metri nonostante l’imbracatura

Stava lavorando al consolidamento di un pilone del viadotto autostradale sull’A14, all’altezza di Campomarino, quando è precipitato da oltre 30 metri. E’ morto così Mario Tracinà, 55 anni residente a Jesi, sotto gli occhi di un altro lavoratore che ha cercato di prestare i primi soccorsi riferendo come il collega, nonostante il tremendo impatto, fosse ancora cosciente; purtroppo, all’arrivo dell’ambulanza non c’era ormai più nulla da fare!
Questo il tragico epilogo della vita di Mario Tracinà, ai cui familiari esprimiamo solidarietà e cordoglio, giunto in Molise per conto della sua piccola ditta, la MT Costruzioni, nell’ambito delle note procedure di subappalto dei lavori: Autostrade per l’Italia aveva delegato l’operatività su quel tratto alla Eurobuilding SPA, da qui il contatto con la sua ditta. E il 7 maggio, come detto, un altro dolore, un altro volto, un’altra storia di un lavoratore che non tornerà a casa.
Intanto, le fredde statistiche segnalano l’allarme. In Molise siamo già a quota 8 vittime sul lavoro, contro le 3 dello stesso periodo del 2020. Nel primo trimestre 2021, per di più, sono state presentate quasi 450 denunce per infortuni sul lavoro: ovvero, una vergognosa media di 5 al giorno!
Numeri spaventosi per una realtà piccola come la nostra, numeri su cui sarebbe legittimo porsi due domande; o meglio dovrebbero porsele, specialmente a livello nazionale dato che in tutta Italia le cifre sono preoccupanti, i sindacati (la Giornata delle lavoratrici e dei lavoratori è appena passata, sarebbero graditi meno inciuci con Confindustria e più energie da dedicare al tema sicurezza), i “coraggiosi capitani di industria” (ma figuriamoci, per loro il profitto prima di tutto) e il Governo (che notoriamente lascia privi di fondi, mezzi e personale i suoi stessi organi preposti al controllo sull’applicazione delle di norme sicurezza nei luoghi di lavoro).
Eh già, le istituzioni. Che fanno? Il governo regionale ha chiuso da tempo la porta del dialogo con sindacati, società civile, lavoratori. Governo nazionale? Le attenzioni di Draghi sono rivolte al PNRR, Piano nazionale di ripresa e resilienza: meno controlli, più semplificazioni e agevolazioni per le imprese. Per le classe lavoratrici, quindi, nulla di buono in vista!
Come marxisti-leninisti, ovviamente, ciò non ci sorprende, sappiamo bene quali siano le loro priorità; come sappiamo bene, purtroppo, che le cause di questi lutti, di questa interminabile scia di sangue sono tutte da imputare al capitalismo e al governo: questo sistema economico, e il banchiere Draghi che lo tutela, costituiscono due facce della stessa medaglia che sull’altare del massimo profitto sacrificano i diritti e spesso la stessa vita dei lavoratori costringendoli a lavorare a nero, con turni e ritmi di lavoro massacranti, alla mercé di padroni senza scrupoli che tagliano continuamente i costi sulla sicurezza, violano le leggi, eludono i controlli, per risparmiare tempo e produrre di più. Ecco i responsabili di questa inarrestabile strage operaia.