LA VITTORIA DI VALMY: IL TRIONFO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE - Molise Web giornale online molisano

La vittoria di Valmy: il trionfo della Rivoluzione francese

Al generale Karl Wilhelm, duca di Brunswick (1735-1806), comandante austro-prussiano che  nell’estate del ‘92 marciava verso Parigi, doveva sembrare inammissibile e scandaoso che un re  potesse essere oltraggiato dalla ‚canaglia epilettica e scrofolosa‛ che da più di due anni tumultuava  nella capitale francese. Quando,perciò, il 25 luglio emanò a Koblenz un minaccioso manifesto  controrivoluzionario era risoluto a raggiungere Parigi per dare una definitiva lezione alla plebaglia  sanculotta che aveva osato sfidare l’Europa dei re. 

Brunswick temeva che il manifesto avrebbe inferocito quei rivoluzionari impazziti, col rischio di  mettere a repentaglio l’incolumità della famiglia reale.Ma, sollecitato dai francesi scappati in  Germania e avidi di vendetta , s’era deciso ad emanarlo e ad agire di conseguenza. 

Nel manifesto si ordinava: ‚ alla città di Parigi e a tutti i suoi abitanti di non offendere l’inviolabilità  e il rispetto a cui i sudditi sono obbligati verso il sovrano dal diritto di natura e da quello delle genti,  pena una vendetta esemplare e memorabile per tutti i tempi‛. 

Per un prussiano come Brunswick la misura era colma.In poco più di due anni erano successe in  Francia cose incrdibili la presa della Bastiglia, l’istituzione delle municipalità rivoluzionarie,  l’abolizione dei diritti feudali, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, l’invasione dei  reali appartamenti versagliesi da parte di una folla sanguinaria che aveva costretto il re a trasferirsi a  Parigi,l’incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato, la cattura a Varennes del  fuggiasco Luigi e, infine, la dichiarazione di guerra all’Austria, votata quasi all’unanimità dalla  neoeletta Assemblea Legislativa, il 20 aprile 1792. 

Era ,dunque,ora di farla finita.L’operazione di conquista di Parigi appariva, peraltro, al duca di  Brunswick, molto semplice.Da una parte, infatti, c’era l’ esercito prussiano-apparentemente il più  forte d’ Europa- e dall’altra, una soldatessa disordinata e brancaleonica che si sarebbe dispersa al  primo scontro.Vista la facilità con cui Brunswick si impadronì di Longwy e di Verdun, le cose  sembravano andare secondo le previsioni. Ma, a Valmy, il 20 settembre del ‘92, l’esercito prussiano  fu inaspettatamente bloccato dalle cannonate della reale artiglieria francese che adesso era al  servizio della Rivoluzione.I prussiani nonostante tutto sferrarono vari attacchi, l’ultimo quello  decisivo secondo i prussiani avrebbe dovuto sancire la ritirata dell’esercito francese. 

Ma, i francesi dopo aver subito questi attacchi decisero di rimboccarsi le maniche , e quindi non si  arresero.L’esercito invasore fu costretto a ritirarsi in un modo che, a causa delle pessime condizioni  atmosferiche, fu disastroso. I francesi avevano vinto una battaglia, molto importante dal punto di  vista storico. 

Con la battaglia di Valmy si ha una vera e propria esaltazione, un trionfo di una delle rivoluzioni  più importanti d’Europa, la Rivoluzione Francese. Da quel 14 Luglio del 1789, qualcosa all’interno  del continente europeo si stava muovendo. Come direbbe uno dei nostri articoli della Costituzione:  ‚La sovranità appartiene al popolo‛. In Francia questo articolo lo avevano preso alla lettera.  Bisognava in qualche modo dare una svolta sia a livello storico che a livello idealistico. La Francia  diede una bella svegliata alle più importanti casate d’Europa.

L’obiettivo era quello di restaurare la monarchia, dare potere al popolo e ristabilire la situazione  antecedente al 1789. L’esercito francese, mise davanti a sé l’interesse personale e quello della  comunità. Bisogna restaurare gli ideali unitari e patriottici della nazione. L’esercito nazionale  francese decise a livello organizzativo di seguire una linea coerente al proprio pensiero politico,  eliminare i vecchi generali e portare promuovere i volontari che rispettavano il nuovo pensiero  monarchico, tutto questo può aver influito in maniera negativa perché i vecchi generali avevano più  esperienza, mentre le nuove leve ne erano a digiuno. della battaglia possiamo dire che i francesi  cercarono di difendere i propri confini contro le avanzate prussiane. 

I prussiani al comando del duca di Brunswick ammontavano a 42.000 uomini, mentre l’esercito  francese, guidato da 52.000 soldati, senza alcuni esperienza in guerra. Se volessimo fare un  paragone tra i due eserciti potremmo parlare di un Davide contro Golia, infatti,come ben sappiamo  non sempre i migliori hanno vita facile. Forse è anche questo il caso, da una parte un esercito ben  organizzato, forte, che magari aveva acquisito talmente tante certezze che andare ad invadere la  Francia e poi conquistarla, era stato visto come una passeggiata.L’ipocrisia con la quale ha  affrontato questa battaglia l’esercito prussiano verrà ben presto ripagata.  

L’esercito prussiano venne fermato da quello francese nei pressi del paese di Valmy. Con l’arrivo  dei prussiani a Valmy, abbiamo un quadro completo della situazione, c’era chi combatteva per gli  interessi personali e della propria patria e chi invece per una semplice disciplina formativa. A livello  numerico erano rimasti 34.000 soldati prussiani e 35.000 soldati francesi. Qualcuno potrà pensare  che quelle 1000 truppe in più abbiano inciso molto, d’accordo, potrebbe anche essere così, ma la  cosa che incise particolarmente durante quella battaglia fu la tenacia dell’esercito francese contro  l’ipocrisia dell’esercito russo.  

Si racconta che Goethe, appresa la notizia del ‚miracolo di Valmy‛ dicesse: ‚Da questo luogo e da  questo giorno comincia una nuova era nella storia del mondo‛.Che Goethe abbia pronunciato questa  frase dev’essere vero ogni libro di storia lo riferisce. La storia non è solo un passato da accettare,  ma un futuro dal quale dover ricominciare. Ma, che sapesse bene quel che diceva è, invece, dubbio,  poichè troppi fatti dovevano ancora accadere. 


di Matteo Iorio e Angelo Andrea De Bernardo