ABORTO IN MOLISE, MARIANO RESTA IN SERVIZIO FINO AL 31 LUGLIO: LA NOTIZIA A 40 ANNI DAL REFERENDUM CHE CONFERMò LA LEGGE 194/78 - Molise Web giornale online molisano

Aborto in Molise, Mariano resta in servizio fino al 31 luglio: la notizia a 40 anni dal Referendum che confermò la legge 194/78

di Viviana Pizzi

La decisione è stata presa tramite delibera del direttore generale Asrem numero 495 del 14 maggio: il ginecologo Michele Mariano, l'unico a praticare aborti in Molise, potrà rimandare il suo pensionamento dal 26 maggio al 31 luglio. Fino a quella data sarà garantito quindi il diritto di aborto derivante dalla legge 194/78 confermata con un referendum proprio il 17 maggio del 1981 su tutto il territorio nazionale. 

Questa decisione permetterà alle donne di decidere interruzioni di gravidanza fino a quella data. Dal primo agosto in poi tutto è affidato a un concorso Asrem già bandito in cui si specifica di dover trovare una nuova figura professionale dei ginecologi che non si avvalga dell'obiezione di coscienza. Quella stessa pratica che porterebbe il Molise ai livelli dell'Alabama qualora non si possa esercitare uno dei diritti civili fondamentali per la donna, ottenuto sulle piazze dai movimenti femministi degli anni 70. 

Per invogliare i ginecologi ad accettare di venire ad operare in Molise forse sarebbe necessario unire il reparto di ginecologia con il centro di procreazione responsabile. Due percorsi separati nell'ospedale Cardarelli che non permettono al dottor Michele Mariano di partecipare anche ad eventi come la nascita di un bambino ma viene "relegato" solo all'applicazione della legge 194/78. Di questa problematica si sta occupando anche la commissione pari opportunità del Molise. La presidente Maria Grazia La Selva e la vicepresidente Aida Trentalance hanno già ascoltato in audizione proprio Michele Mariano ma si prevedono altri passi importanti per garantire questo diritto fondamentale. 

In Italia fu oggetto dei 5 Referendum abrogativi proposti nel 1981. Il quesito era sulla quarta scheda.. Arrivò su proposta radicale. Il no all'abrogazione vinse con l'88,42% contro l'11,58% dei si. Un quesito sentito quindi che lasciava già 40 anni fa poco spazio ai pro vita e a chi voleva abrogarlo. Sarebbe un atto di vera inciviltà non permettere l'applicazione di questo diritto in una Regione intera e mandare le donne ad abortire nelle vicine Campania, Puglia, Lazio e Abruzzo. Il movimento femminista terrà la barra dritta su questo tema.