SALVARE GLI OSPEDALI DELLE AREE INTERNE: SINDACI E CONSIGLIERI REGIONALI AD AGNONE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE - Molise Web giornale online molisano

Salvare gli ospedali delle aree interne: sindaci e consiglieri regionali ad Agnone per il diritto alla salute

Salvaguardare il diritto alla salute nelle aree interne. È stato il tema della manifestazione che si è svolta questa mattina ad Agnone davanti all' ospedale Caracciolo.
 
C'era il presidente Uncem Marco Bussone, il presidente di Anci Molise Pompilio Sciulli, i consiglieri regionali Andrea Di Lucente, Andrea Greco, Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla.
 
Insieme a loro tutti i sindaci dell' area altomolise- altovastese, accolti dal primo cittadino di Agnone Daniele Saia. 
 
Il quale in una nota ha riassunto tutto il significato della manifestazione: "Salviamo gli Ospedali delle Aree Interne!
 
Oggi ricorre l’anniversario della Festa della Repubblica: sono passati ben 75 anni da quando, nel 1946, le italiane e gli italiani votarono e scelsero la Repubblica costituzionale quale forma di governo per l’Italia.
Un giorno storico che ha segnato la base per la ripartenza di un intero Paese. I cittadini italiani lavorarono duramente affinché dalle ceneri e dalle macerie create dalla Guerra potessero erigersi dei solidi pilastri di rilancio sociale, democratico e ugualitario.
 
Gli italiani e le italiane, legati da uno spirito di unità ritrovato, ci riuscirono: con l’entrata in vigore della Costituzione Italiana nel 1948, l’Italia istituì norme fondamentali vicine alle esigenze dei cittadini. Nessuna delle parole inserite nella Carta costituzionale fu scelta per caso, ma tutte furono vagliate con criterio affinché fossero rappresentative di quei valori imprescindibili per il vivere comune quali la giustizia sociale, la libertà, la solidarietà e la sussidiarietà.
 
E i bisogni di un popolo duramente provato dalla Seconda Guerra Mondiale non potevano che essere di tutela, di pace, di sicurezza e armonia.
Nella Costituzione, quindi, furono custoditi quei principi fondamentali e rappresentativi di valori solidi, a garanzia della democrazia ma anche della tutela dei singoli cittadini.
 
Tra le norme dettate al Titolo II Rapporti Etico-Sociali, l’Assemblea Costituente inserì anche quella di tutela della salute esplicata nell’art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Nel corso degli anni, decisioni sbagliate hanno svilito l’efficacia sostanziale di tale norma. Il continuo ridimensionamento delle risorse destinate alla sanità ha penalizzato principalmente le Aree Interne, che nel medesimo periodo hanno subito lo smantellamento di ulteriori servizi, che, unito alla carenza di lavoro, ha favorito l’aumento del tasso di spopolamento.
 
La politica dei tagli ha reso sempre più marginali questi territori incentivando la crescita delle aree metropolitane.
 
Le riduzioni dei finanziamenti non hanno colpito solo i nostri territori, bensì hanno colpito oltre la metà della totalità dei Comuni italiani. Ad oggi, circa 4200 centri ricadono nelle aree interne, 4200 località abitate da circa 13 milioni di cittadini e che rappresentano il 60% del territorio nazionale.
Quindi, i numeri delle Aree Interne di certo non giustificano la direzione al ribasso dei fondi stanziati per i sistemi sanitari di tali zone così come di quelli rivolti agli altri servizi.
 
In realtà, però, fermarsi a riflettere su un criterio valutativo puramente numerico è riduttivo, è sbagliato. L’art. 32 della Costituzione Italiana non parla certo di numeri. L’art. 32 della Costituzione è stato stilato pesando ogni singola parola. L’art. 32 della Costituzione parla di diritto della persona, parla di indigenti, parla di collettività. L’art. 32 della Costituzione parla di vita, non di numeri!
Parla delle vite dei cittadini e in particolare di quelli che hanno deciso di restare a vivere nelle aree montane, che ogni singolo giorno affrontano con consapevolezza le difficoltà che vengono poste dinanzi a loro dalla mancanza di servizi essenziali; parla di cittadini che amano queste terre e continuano con tenacia ad abitarle, continuando a prendersi cura del territorio, ricco di cultura, tradizioni e ambienti incontaminati che sono di supporto alle aree metropolitane e che quindi meriterebbero investimenti e non tagli. 

Questi cittadini sono gli stessi che rispettano i loro doveri nei confronti dello Stato e che vorrebbero che lo Stato riservasse loro la stessa attenzione così come previsto, ad esempio, nel Titolo V della Costituzione all’art 119: “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Provincie, Città Metropolitane e Regioni.”

Bisogna, quindi, ripartire dall’essenziale garantendo delle tutele efficaci per tutti i residenti delle Aree Interne. Tante, anzi troppe, sono state le vittime di una Sanità non efficiente di cui la pandemia da Covid-19 ha evidenziato tutte le carenze. A loro va il nostro solenne ricordo e il nostro grido di battaglia che brama un considerevole cambiamento di rotta nella gestione delle risorse e nella riorganizzazione del sistema sanitario.

La rivendicazione dei nostri diritti nasce da un sentimento di solidarietà che ci vede qui riuniti al di là dei nostri orientamenti politici. Rivendichiamo una sanità adeguata, efficiente, efficace che sia capace di dare la medesima assistenza con la stessa tempistica, le stesse tecnologie e le stesse professionalità in tutti i territori. Solo così si vedranno rispettati e applicati i principi custoditi nella Carta Costituzionale.

Oggi abbiamo una grande opportunità: a fronte dei numerosi finanziamenti che l’Unione Europea e lo Stato destineranno al superamento della fase post-Covid, bisognerà mettere in atto una strategia che permetta di dare nuova vita ai nostri territori, concentrando gli investimenti su quei servizi che renderanno di nuovo attrattive le aree montane valorizzando le loro peculiarità. Tale necessità, rapportata alla nostra realtà, dovrà tradursi nell’effettiva attuazione di quanto previsto nel Piano Operativo Sanitario che riconosce il presidio ospedaliero del San Francesco Caracciolo come Ospedale di Area Disagiata.

L’appello che quindi rivolgo a tutti voi è uno solo: quello di non stancarsi mai. Non stancarsi mai di lottare per i diritti, non stancarsi mai di sognare un futuro migliore per sé stessi e per i propri figli, di non stancarsi mai di pensare che lavorando insieme si possa costruire un cambiamento vero, di rinascita e di rilancio del nostro territorio.

Siamo consapevoli che il percorso da affrontare è un percorso in salita, ma chi più di noi che abitiamo in questi territori montani può conoscere il valore di questa salita e del superamento degli ostacoli? In fondo, se non scali la montagna, non potrai mai godere del paesaggio. E per godere del paesaggio non devi arrenderti, mai!"