UNILEVER, CGIL E CISAL SI RICOMPATTANO MANCANO ALL'APPELLO LA CISL/UIL: SCIOPERO L'UNDICI GIUGNO - Molise Web giornale online molisano

Unilever, Cgil e Cisal si ricompattano mancano all'appello la Cisl/Uil: sciopero l'undici giugno

 

Dopo la condivisione iniziale di un progetto di riconversione che alimentò speranze nelle maestranze e nella politica, i nodi stanno venendo al pettine e, finalmente, il sindacato è tornato ad essere quel baluardo a favore della dignità e della salvaguardia operaia. Come avevamo già scritto qui l’incontro di domani sancisce, senza mezzi termini, l’avvio di procedure atte a collocare a riposo forzato decine e decine di maestranze. Sono state escluse di fatto alcune sigle sindacali ed RSU e, da come si legge nelle lettere di convocazione anche la Regione Molise. Raggiunto a telefono l’assessore Filomena Calenda ci dichiara, infatti, di non essere informato dell’incontro di domani. Alla luce di tutto ciò torniamo a chiederci quale sia il reale progetto ancora non discusso nella sostanza da parte della multinazionale. Che già da anni ha manifestato palesemente di voler lasciare il sito di Pozzilli. Con chiarezza, nel riflettere a voce alta, si ritiene che poiché la bonifica del sito costi molto di più di una riconversione, tra l’altro con possibile cospicuo contributo pubblico, si stia percorrendo tale strada a danno e discapito dei lavoratori. Da sempre ci auguriamo di sbagliare nella valutazione e che ciò sia solo una mera impressione.

Su questo argomento finalmente, la CGIL unitamente alla CISAL nelle figure di Mario Scioli, Marcello Cerulli e Luigi Barletta in qualità di RSU, prende le distanze ed emana un comunicato stampa assai forte e pieno di significato e preoccupazione, prima d’ora mai esposta.

La nota, che si riporta integralmente così cita:

  • Il 24 maggio l’azienda ha avviato la procedura finalizzata alla stipula del contratto di espansione. E’ bene ricordare però i motivi che ci hanno costretto nostro malgrado ad aprire una nuova fase conflittuale. Ci troviamo di fronte ad una trattativa dove l’azienda si limita a comunicare le decisioni che prende, senza dare nessuna risposta alle domande che i lavoratori si pongono da tempo e che riassumiamo:

  • Sul piano industriale, ad oggi, non sappiamo ancora quanti impianti e che tipo di impianti verranno installati, le capacità produttive e il tipo di utilizzo ( 3x6 3x7 ), di quanti lavoratori necessita ogni impianto, quante tons verranno prodotte da subito e a regime.

Queste sono informazioni indispensabili per valutare la credibilità di un piano industriale e anche per verificare se vengono mantenuti i livelli occupazionali.

  • Sulla Cassa integrazione vogliamo sapere : periodo, durata, tempi previsti per la formazione, in particolare la formazione sulla sicurezza visto che l’impianto con il processo chimico verranno utilizzati solventi nocivi.

  • Sull’integrazione salariale, ad oggi, non sappiamo in che percentuale sarà integrata la cassa integrazione, visto che fu detto in più occasioni, e non ultimo al cascade aziendale, che avremmo perso un centesimo, ma in realtà non è così.

  • Sui pensionamenti abbiamo assistito ad una trattativa a senso unico dove si è preso atto della decisione aziendale, quella di liberarsi di 73 lavoratori senza nessuna forma di riconoscimento.

  • Sul trasferimento dei lavoratori da Unilever a Newco, la legislazione è chiara, prevede l’avvio di una procedura art. 47 legge 428/1990 e stabilisce che i lavoratori con la nuova azienda mantengano le condizioni economiche e normative godute presso il precedente datore di lavoro ( art. 2112 c.c. ).

Ma a Pozzilli non è così. Unilever si inventa una nuova procedura ( cessione individuale di contratto ) che prevede le dimissioni del lavoratore da Unilever in forma individuale, firma della liberatoria ( più nulla a pretendere ), impegno di riassumere da parte di Neweco. ( ndr ricordiamo il caso Whirpool e facciamoci un esame di coscienza)

Il nuovo contratto di lavoro si trasforma in contratto a tutele crescenti d. legis. 23 aprile 2015 meno tutele, più facile licenziare. In più ogni lavoratore perderà circa 10.000 euro l’anno di salario, più altri diritti normativi quali orario di lavoro, ambiente, sicurezza, servizio mensa ecc…

Un modo furbo per aggirare le norme a proprio vantaggio( forte riduzione dei costi, maggiore flessibilità, maggiore possibilità di licenziamento), e dare così il benservito ai lavoratori che con questa procedura di trasferimento avranno meno tutele, meno diritti, meno salario. Gli stessi lavoratori che per anni hanno contribuito, anche con sacrifici, ( vedi flessibilità ecc..) ad elevare e arricchire l’azienda.

Chiediamo l’applicazione dell’art. 2112 Codice civile per vedere la continuazione del proprio rapporto di lavoro a condizioni invariate.

A tutte queste domande è necessario dare risposte precise perché solo da questo si misura la credibilità dell’azienda.

Ed è per questo motivo che riteniamo necessario proseguire con lo stato di agitazione proclamando una prima ora di sciopero affinché si cambi direzione di marcia e si arrivi ad una vera trattativa, che tenga conto dei diritti e delle esigenze dei lavoratori, per arrivare poi ad un accordo che soddisfi l’esigenza di tutte le parti e non solo di quella dell’azienda.

Lo sciopero verrà effettuato il giorno 11 GIUGNO alla fine di ogni turno di lavoro. L’amarezza è tanta da dover chiedere a gran voce un impegno serio, puntuale ed energico da parte di tutte le istituzioni e non escludere la possibilità di essere presenti dinanzi i cancelli della Multinazionale alle ore 13,00 dell’11 giugno. L’istituzione di un superministero per chiari intenti Pilateschi di un’ormai politica inconsistente ed inconcludente rende ancor più grande la delusione. Noi saremo vigili nel rispetto dell’informazione e nel dar voce a chi difende il diritto sancito dalla Costituzione.