RIFONDAZIONE COMUNISTA A TERMOLI “REDDITO PER TUTTE E TUTTI – PRIMA LE PERSONE” - Molise Web giornale online molisano

Rifondazione Comunista a Termoli “reddito per tutte e tutti – prima le persone”

«Estensione del blocco dei licenziamenti e della cassaintegrazione per tutto il 2021: nessun posto di lavoro vada perduto! Un reddito di cittadinanza universale slegato dalle politiche attive del lavoro. L’istituzione di un salario minimo legale di dieci euro netti per tutte le lavoratrici e i lavoratori. Il blocco degli sfratti per tutto il 2021, sostegno all’affitto per le persone in difficoltà e attivazione di un piano per l'edilizia sociale per 500.000 abitazioni. Riordino del fisco in direzione progressiva con aliquote crescenti, riducendo quelle per i redditi più bassi. Tassa sulle grandi ricchezze sopra il milione di euro.

40 anni di continui tagli di tutte le protezioni sociali e dei servizi pubblici, di costante riduzione dei redditi da lavoro, di annullamento della progressività del fisco hanno prodotto uno spostamento della ricchezza verso i profitti e le rendite, un enorme aumento delle disuguaglianze e ridotto in povertà milioni di famiglie. 

Milioni di lavoratrici e lavoratori occupati hanno stipendi così bassi da non garantire il minimo vitale pe sé e le proprie famiglie; La piaga della disoccupazione priva di un reddito milioni di famiglie. Gli ammortizzatori sociali esistenti non coprono tutti i lavoratori e, quando ci sono, sono assolutamente insufficienti per tutelare le persone nei periodi in cui si trovano senza reddito, anche perché le tariffe e il costo dei servizi di base sono cresciuti molto. Decenni di assenze di politiche per la casa hanno prodotto l’assoluta carenza di case ad uso sociale e reso gli affitti insostenibili.

+ reddito = + diritti

Prima le persone, lottiamo per:

1) I diritti delle lavoratrici e dei lavoratori la piena occupazione, salari e stipendi dignitosi e la fine di tutte le forme di precarietà per riaffermare la dignità e la centralità del lavoro prescritti dalla Costituzione;

2) Un Pubblico rinnovato con la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini per elevare la qualità dei servizi, garantire l’universalità dei diritti, la cura del- le persone e dell’ambiente e una guida dell’economia al servizio della società e non del profitto;

3) Il ripristino di tutte le protezioni sociali per garantire a tutte e tutti un reddito che consenta di vivere dignitosamente in tutti i momenti dell’esistenza.

I soldi ci sono:

1) Fondi europei e intervento diretto della BCE

2) Riordino del fisco in senso progressivo con aliquote crescenti, riducendo quelle per i redditi più bassi

3) Tassa sulle grandi ricchezze con aliquote crescenti a partire da un milione di euro e guerra alla grande evasione e ai paradisi fiscali.

Il Recovery Plan di Draghi è un affare per le grandi imprese, la prosecuzione delle politiche neoliberiste che hanno reso l’Italia un paese più povero e ingiusto. La pandemia rivela il disastro prodotto da 30 anni di neoliberismo: stipendi e i salari tra i più bassi d’Europa, tasso di disoccupazione tra i più alti, diffusa precarietà come condizione di vita soprattutto per donne e giovani, milioni di lavoratrici e lavoratori costretti in condizioni di sfruttamento inaccettabili, senza diritti e tutela e con salari sotto la soglia di povertà. Sono drammatiche le conseguenze sociali, sanitarie ed economiche prodotte dallo smantellamento del pubblico non solo in relazione alla tragedia del Covid, ma anche per l’immiserimento delle risorse umane e materiali indispensabili tanto nelle emergenze quanto per garantire stabilmente i servizi e una cura delle persone degna di un paese civile. I continui tagli alle protezioni sociali hanno ridotto in povertà milioni di persone: pensionati senza una pensione dignitosa, tanti che pur lavorando non guadagnano di che vivere decentemente, crescita delle marginalità sociali dove albergano gli ultimi degli ultimi. A ciò si aggiunge una moltitudine di “normali” che nella crisi sono rimasti senza reddito».