BANCA D'ITALIA, ECCO COME LA PANDEMIA DA COVID 19 HA RALLENTATO IL MOLISE - Molise Web giornale online molisano

Banca d'Italia, ecco come la pandemia da Covid 19 ha rallentato il Molise

La pandemia di Covid-19, manifestatasi in Italia nei primi mesi del 2020, ha determinato anche in Molise profonde ripercussioni sull'attività economica, seppure con effetti differenziati tra i principali settori.

Il quadro epidemiologico e le misure restrittive

Dalla fine del febbraio del 2020 l'epidemia di Covid-19, la cui diffusione è stata accertata per la prima volta in Cina alla fine del 2019, ha iniziato a propagarsi anche in Italia. Nella prima fase della sua diffusione, il contagio è rimasto circoscritto prevalentemente in alcune regioni del Nord con epicentro nella Lombardia, anche per effetto delle severe misure restrittive adottate a livello nazionale; la seconda fase, iniziata in autunno, ha invece interessato in misura rilevante anche il resto del Paese, pur continuando a colpire maggiormente le regioni centrosettentrionali.

Come nelle altre regioni del Mezzogiorno, anche in Molise la diffusione del virus si è manifestata in modo più intenso a partire dall'autunno. Dopo i primi casi accertati agli inizi di marzo 2020, nelle settimane successive il numero di nuove infezioni e di decessi per abitante, seppure in crescita, si è mantenuto in regione su livelli in media molto contenuti nel confronto con il Paese. Dopo il sensibile indebolimento rilevato nei mesi estivi, la pandemia ha ripreso vigore in autunno, con una rapida crescita dei contagi fino al nuovo picco raggiunto in dicembre, molto al di sopra dei valori raggiunti nella primavera anche per via di una più elevata capacità di monitoraggio del sistema sanitario; il numero dei decessi per abitante è drasticamente cresciuto, collocandosi tra novembre 2020 e aprile 2021 su un livello superiore a quello del Paese.

Come in molti paesi colpiti dalla pandemia, anche in Italia sono state adottate stringenti misure di contenimento del contagio. Nella prima fase della diffusione del virus gli interventi sono stati attuati in modo uniforme a livello nazionale, prevedendo restrizioni alla mobilità delle persone e il blocco delle attività produttive considerate non essenziali; è seguito un graduale allentamento di tali misure nei mesi estivi, in concomitanza con la progressiva riduzione delle infezioni e dei decessi. Nella seconda fase della pandemia sono state introdotte nuove misure restrittive, calibrate a livello territoriale in base alla gravità del quadro epidemiologico e alla capacità di risposta delle strutture sanitarie. Tra il 6 novembre 2020 e il 7 marzo 2021, ossia nel periodo di vigenza di tali restrizioni fino alla loro ridefinizione, il Molise è stato classificato prevalentemente come zona a rischio basso (zona "gialla"); successivamente le restrizioni sono state intensificate, con la collocazione del Molise tra le zone a rischio alto o medio ("rosse" o "arancioni") per l'intero periodo compreso fino al 25 aprile, per poi attenuarsi nuovamente nelle settimane seguenti.

Il quadro macroeconomico

Il diffondersi della pandemia e le conseguenti misure di limitazione alle attività produttive e alla circolazione delle persone hanno avuto pesanti ripercussioni sull'economia a livello nazionale e regionale. Secondo le stime di Prometeia, il prodotto interno lordo del Molise si è ridotto nel 2020 dell'8,0 per cento, in misura di poco inferiore al dato nazionale; il calo è; stato determinato dalla forte riduzione della domanda interna, non compensata dalla crescita delle esportazioni, il cui impatto sul prodotto è molto limitato dalla ridotta apertura verso l'estero dell'economia regionale.

Le imprese

L'attività produttiva si è drasticamente ridotta nella prima fase dell'emergenza sanitaria, recuperando nei mesi successivi solo parte della flessione. Nel settore industriale l'indagine condotta dalla Banca d'Italia su un campione di aziende con sede in Molise ha rilevato un'ampia prevalenza di imprese che hanno registrato un calo del fatturato; anche la spesa per investimenti si è sensibilmente ridotta, ma nelle previsioni degli imprenditori dovrebbe tornare a crescere nell'anno in corso. Nel settore delle costruzioni, dopo i segnali di recupero emersi nel 2019, si è registrato un marcato calo delle ore lavorate, soprattutto nella prima parte dell'anno. Nei servizi privati, il calo dei consumi delle famiglie e le limitazioni al movimento delle persone hanno fortemente pesato sul commercio e sul turismo, nonostante i segnali di miglioramento rilevati nel terzo trimestre.

La brusca riduzione del fatturato ha determinato un forte incremento del fabbisogno finanziario. Le imprese hanno fatto ampio ricorso alle moratorie e alle garanzie pubbliche, che hanno favorito un intenso afflusso di credito al settore produttivo; ne è conseguita una sensibile crescita delle disponibilità liquide nel corso dell'anno. Sono invece peggiorate le condizioni economiche e finanziarie, interrompendo la fase di recupero della redditività e di riduzione del grado di indebitamento degli anni precedenti.

Il ricorso al lavoro agile ha consentito una più efficace riorganizzazione delle attività produttive durante la pandemia, soprattutto per le aziende caratterizzate da un più elevato ricorso alle tecnologie digitali avanzate. In prospettiva anche la ripresa dei livelli di attività e degli investimenti potrebbe beneficiare delle opportunità offerte dalle tecnologie digitali; prima della crisi pandemica, tuttavia, il Molise mostrava un netto divario con il Paese in termini di digitalizzazione dei processi produttivi e di dotazioni infrastrutturali per la distribuzione dei servizi internet.

Il mercato del lavoro e le famiglie

L'occupazione è tornata a ridursi, soprattutto tra i lavoratori con contratto a termine e quelli impiegati nel terziario; la partecipazione al mercato del lavoro è diminuita, anche in ragione delle maggiori difficoltà nella ricerca di un impiego dovute alle misure restrittive e del deterioramento delle prospettive occupazionali. L'impiego degli ammortizzatori sociali si è attestato su livelli eccezionalmente elevati, limitando le ricadute occupazionali conseguenti al marcato calo delle ore lavorate. Anche il ricorso alle altre misure a sostegno delle famiglie è aumentato significativamente, consentendo di attenuare la flessione del reddito disponibile. Il forte calo dei consumi, più accentuato di quello del reddito, si è accompagnato a un aumento delle riserve di liquidità e a una riduzione del ricorso all'indebitamento per il finanziamento delle spese; la crescita dei mutui per l'acquisto di abitazioni ha sensibilmente rallentato, risentendo della netta flessione delle negoziazioni di immobili nel primo semestre dell'anno. Il basso grado di indebitamento, insieme alle misure di sostegno e ai tassi di interesse molto contenuti, contribuisce a contenere le difficoltà finanziarie delle famiglie.

Il mercato del credito

L'operatività degli intermediari creditizi è stata sensibilmente condizionata dalle misure di contenimento dei contagi, che hanno favorito la riorganizzazione delle modalità di interazione con la clientela anche attraverso un più intenso ricorso ai canali digitali, già in progressivo incremento negli anni precedenti la pandemia. Nel 2020 i prestiti bancari all'economia molisana sono cresciuti in misura sostenuta, sospinti dalle misure per agevolare l'accesso al credito delle imprese e dall'orientamento espansivo della politica monetaria. Il peggioramento del quadro economico non si è ancora tradotto in un incremento dei crediti deteriorati, anche grazie all'ampio utilizzo delle moratorie e ai sostegni erogati a imprese e famiglie; la perdurante incertezza del quadro economico ha tuttavia accresciuto la rischiosità del credito alle imprese.

La raccolta bancaria è stata favorita dalla marcata accelerazione dei depositi di famiglie e imprese, alimentati dalla riduzione della spesa per consumi e investimenti e dalla maggiore preferenza per la liquidità.

La finanza pubblica decentrata

Gli effetti economici connessi con la pandemia hanno avuto ricadute significative sui bilanci degli enti territoriali. Le uscite sono aumentate per via delle maggiori spese sostenute nel corso dell'emergenza e delle erogazioni dei sostegni a favore di famiglie e imprese, in parte finanziati con le risorse delle politiche di coesione; l'andamento delle entrate correnti ha beneficiato principalmente del sensibile aumento dei trasferimenti statali, a seguito delle misure di sostegno previste per gli enti territoriali.
Come nel resto del Paese, nonostante il rafforzamento della dotazione di personale, l'emergenza pandemica ha fortemente condizionato le attività delle strutture sanitarie regionali, determinando una netta riduzione delle prestazioni non connesse con il Covid-19, soprattutto nella prima parte dell'anno.