CITTÀ INVISIBILE, ANCHE IL MOVIMENTO TERMOLI BENE COMUNE CONTRO LA CHIUSURA DEL CENTRO DIURNO - Molise Web giornale online molisano

Città invisibile, anche il movimento Termoli Bene Comune contro la chiusura del centro diurno

Si torna a parlare della chiusura del centro diurno di Termoli, e questa volta a far sentire il loro dissenso sono i consiglieri di Termoli Bene Comune.
I consiglieri, in una nota stampa scrivono di come questo centro, punto di riferimento per i più bisognosi, è stato chiuso dalla sera alla mattina senza un minimo di preavviso.
Nella nota, infatti, si legge: " Chiuso dalla sera alla mattina, nonostante il Comune sapesse  da tempo  che si sarebbe dato inizio ai lavori di ristrutturazione previsti; e proprio per trovare una collocazione alternativa alle tante attività del Centro quasi un anno fa era stato chiesto un incontro urgente al Comune, che è soggetto aderente al progetto regionale “Città Invisibile”. Incontro mai avvenuto.

Non una parola di dispiacere ora da parte dell’Amministrazione, solo un allargare le braccia per dire che appunto ”non abbiamo posto”; nemmeno l’ombra  di qualche tentativo serio e concreto per far continuare questo servizio, gestito finora in maniera impeccabile a costo zero dagli operatori, che ha supplito per molti anni alle difficoltà (o incapacità, o mancanza di volontà?) del Comune nel fare fronte ad un disagio sociale grave, del quale toccherebbe a chi amministra una città farsi carico. Disagio ovviamente acuito dalla pandemia, alla quale il Centro ha risposto ampliando l’orario di apertura e offrendo il proprio contributo anche nella gestione del dormitorio allestito nella palestra della scuola Schweitzer, nel 2020.

La Città Invisibile ha garantito colazioni, possibilità di igiene personale, lavaggio e cambio abiti, assistenza tramite i contatti con il Ser.D., il centro antiviolenza, il servizio di igiene mentale a moltissimi tra gli ultimi. Ma soprattutto ha garantito ascolto, umanità, accoglienza, allegria, presa in carico dell’altro : in una parola, ha garantito cura.

Riuscendo in alcuni casi a trovare abitazioni, a ottenere residenza, a sottrarre alla violenza, ad avviare percorsi di uscita dalla dipendenza, a stipulare contratti di lavoro regolari. Piccoli miracoli fioriti grazie alla testarda volontà degli operatori di riavvolgere le fila di esistenze spezzate per restituire loro senso e interezza.

Tutto questo ora si infrange contro l’insensibilità di chi non sente obbligo etico e sociale alcuno nei confronti degli ultimi, i più fragili, i più indifesi; perché la miseria non è solo fatta di mancanza di denaro, ma soprattutto di isolamento, disagio mentale, diversità. Per loro, appunto come nella canzone di Modugno, non c’è posto.

Quanto costruito finora va a sbattere contro la miopia di chi non capisce nemmeno che il disagio non più  accolto, attenuato, compreso andrà inevitabilmente ad aggravarsi, diventando più visibile. Già, la visibilità, proprio quello che preoccupa di più i nostri amministratori...

Come Rete della Sinistra siamo indignati dal modo di procedere delle istituzioni: a situazioni simili si deve trovare alternativa per tempo,  considerato l’alto valore sociale del servizio che la Città Invisibile svolge. E soprattutto considerato che da due anni e più si parlava della riqualificazione della ex Caserma dei Carabinieri, con i suoi 4 grandi appartamenti perfettamente agibili, per i quali si era sempre parlato di un utilizzo  sociale strutturato. 

E infatti in quei locali si poteva pensare ( e ne avevamo parlato come Rete in Commissione Consiliare) di far partire un esperimento di Housing first, la metodica di recupero delle persone senza fissa dimora attraverso la condivisione di una casa, dove ritrovare se stessi, il rapporto con gli altri, e perfino le capacità lavorative. Metodica attuata con successo in diverse città italiane.

Contro questa decisione abbiamo protocollato un’interpellanza urgente, firmata da tutta la minoranza. Faremo tutto quello che sarà possibile per trovare soluzione alla chiusura del Centro; soluzione che era peraltro dovere del Comune individuare molto tempo fa. Speriamo che i tanti cittadini termolesi che sostengono la Città Invisibile continuino a manifestare concretamente la loro vicinanza e condivisione ad operatori ed ospiti.

Resta amara ed indelebile, per dirla con Guccini, la traccia aperta di una ferita; per tutto quello che si potrebbe evitare, progettare, costruire, se solo si mettesse al centro delle decisioni e si avesse come priorità assoluta la persona, con le sue fragilità, le sue debolezze, il suo bisogno di cura. Tutto quello, insomma, che in questi anni al centro certo non è."