SEAC, REINTEGRATO L'AUTISTA E SINDACALISTA UIL, LICENZIATO NEL 2015 - Molise Web giornale online molisano

SEAC, reintegrato l'autista e sindacalista Uil, licenziato nel 2015

Nel febbraio 2015, un autista dell'azienda di trasporto pubblico urbano SEAC s.r.l.– anche sindacalista della sigla UIL Trasporti - era stato licenziato sul presupposto di aver utilizzato in modo illegittimo ed arbitrario di tre giorni di permesso per motivi sindacali. La società era giunta a tale determinazione dopo aver fatto pedinare il lavoratore da un investigatore privato.

Nel mese di aprile del 2018, la Corte d’Appello di Campobasso, ribaltando la sentenza di primo grado del Tribunale del lavoro di Campobasso che aveva dato torto al dipendente, ha disposto la reintegra nel posto di lavoro del lavoratore licenziato illegittimamente dall’azienda in violazione delle norme di legge e del CCNL applicato, con conseguente condanna al risarcimento dei danni pari a tutte le retribuzioni maturate sin dalla data del recesso.

In tale fase, l’Avv. Nicola Criscuoli - con l’ausilio dell’Avv. Gianlivio Fasciano nella prima fase - ha sostenuto e provato giudizialmente che il lavoratore avesse, effettivamente, fruito in modo del tutto legittimo dei permessi sindacali richiesti. 

Nel marzo 2021, la Corte di Cassazione ha dato definitivamente ragione al lavoratore.

Dunque, accogliendo la tesi dei legali avvocati incaricati, la Corte di legittimità ha ritenuto sproporzionato il licenziamento disposto, sul presupposto che, ai sensi del CCNL applicato e della normativa in tema, l’assenza sino a tre giorni, anche qualora fosse considerata arbitraria, è comunque punita con una sanzione conservativa, derivandone anche per tale motivo la nullità del recesso. Due pronunce, la prima in appello e la seconda in Cassazione, che dichiarano illegittimo un provvedimento sproporzionato, oltre che ingiustificato, posto in essere dall'azienda, in contrasto con le regole espresse dalle norme e contratti collettivi applicabili e, pertanto, in antitesi alle libertà fondamentali dei lavoratori.

Dopo oltre 3 anni dall’ordine di reintegra, l’azienda, solo di recente, ha deciso finalmente di adempiere e, così, reintegrare il dipendente ingiustamente licenziato.