FIAT AD UN PASSO FUORI DAL MOLISE? LA PROTESTA DEL PD - Molise Web giornale online molisano

Fiat ad un passo fuori dal Molise? La protesta del PD

Il 2021 per il Molise è sicuramente l’anno più amaro e non solo per la pandemia. Ben trenta potenziali chiusure tra stabilimenti e medie imprese. Prima la fine della telenovela Gam, poi il settore dell’acqua minerale, nonostante i costi incredibilmente bassi delle concessioni regionali, per arrivare al manifatturiero del tessile, il caso eclatante dell’Unilever di Pozzilli. 

Oggi grandi preoccupazioni per la Stellantis meglio conosciuta come ex stabilimento Fiat di Termoli. Siamo davvero tornati all’anno “ zero “ e con esso alla più depauperata classe operaia. Un riscio quasi ovvio, dopo il trasferimento delle sedi amministrative da parte della famiglia Agnelli dall’Italia in Olanda, dopo l’accordo con Peugeot, l’acquisto di poche ore fa dello stabilimento inglese della Vauxhall per la produzione di veicoli elettrici e l’annuncio di una nuova Gigafactory Stellantis in Italia. La Stellantis, lo ricordiamo, è una impresa multinazionale Olandese produttrice di autoveicoli, nata dalla fusione tra i gruppi PSA, FIAT Chrysler Automobiles. 

Già da tempo girava la notizia preoccupante di una probabile dismissione dello stabilimento termolese, anche dopo gli accordi di qualche mese fa in quel di Melfi che non erano per nulla favorevoli.

Questa mattina il PD ha acceso i riflettore per porre le giuste attenzioni per scongiurare il possibile smantellamento. Maria Chimisso, segretaria del Pd termolese, ha indetto, coadiuvata dall’on. Venittelli, una conferenza stampa per sensibilizzare tutti i molisani ed essere pronti a manifestazioni anche dure per scongiurare un simile evento.

Dismissione sempre più accentuata da movimentazioni societarie e di risorse che vedono ulteriormente penalizzato il Molise e di specie Termoli, grazie alla magica idea di cancellare la Zona ZES proprio in quel della città Adriatica e spostarla in quel di Pozzilli”, urla a gran voce l’ex on.le Laura Venittelli che ebbe a far si che proprio Termoli beneficiasse di tale area speciale anche grazie al Porto ed all’interporto, anch’esso cancellato con un colpo di spugna. “ Vigileremo, come PD”,  le fa eco la consigliera regionale Fanelli, “ che continua “ è assurdo che la Regione ed il suo presidente Toma, non facciano nulla per arginare un tale scempio. Si vede che a Roma ed ai tavoli istituzionali valiamo ben poco”. Alla presenza dei consiglieri comunali del PD, Manuela Vigilante ed Oscar Scurti, il consigliere e segretario regionale del PD, Vittorino Facciolla ribadendo la necessità di un PD diverso, più inclusivo e di piazza, ha incitato senza mezzi termini ad un cambio di passo da parte della politica tutta che è stata solo capace di depauperare senza mezzi termini quanto si è in passato costruito pensando solo al “ tirare a campare “ e non organizzare il futuro che ormai è davvero nero e con poche speranze di sopravvivenza e di sovvertimento. “ La politica deve allungare il braccio e prendere in mano la situazione. Il PD non può rimanere lì a guardare. Saremo qui spesso e non saremo più soli. Di certo noi non ci mettiamo a capo ma concorrere alla risoluzione anche a costo di farne una battaglia. Torniamo ad investire in pochi assi con nettezza delle scelte. La scelta della Zes è emblematica. Occorrono infrastrutture per cambiare il trend nell’ambito industriale. Occorre non fare errori e il salvataggio è compatibile alle scelte della politica. Oltre Unilever e le altre attività in crisi occorre essere certi di quel che ci aspetta. I sindacati ancora non scendono in campo poiché stanno valutando le scelte e le prospettive. Non credo siano ancora asserviti al padrone. Lavoriamo per scelte future che garantiscano il non depauperamento della professionalità acquisita nello stabilimento di Termoli, di specie, e questo lo faremo. Tra quindici giorni saremo ancora qui e ripeto, non saremo più soli “.

Il Molise ormai è un cantiere che man mano si sta sgretolando per via della soccombenza in ordine di numeri, infrastrutturale, di una politica che sempre più è lontana dalle vere esigenze di un popolo che ormai non crede neanche più alla lotta.