MONTELONGO, TRA NOSTALGÌA E SACRI RITUALI SAN ROCCO RICHIAMA TANTI EMIGRANTI - Molise Web giornale online molisano

Montelongo, tra nostalgìa e sacri rituali San Rocco richiama tanti emigranti

 

di Luigi Pizzuto


 

Montelongo, uno dei tanti presepi disabitati del Molise. Sentinella sulla Via dei Mulini lungo il torrente Tona, tra Bonefro, Rotello e l’antica torre di Magliano. L’agglomerato, arroccato col suo pugno di case sui punti altimetrici collinari più alti, nel periodo di ferragosto si riempie come non mai. Sono tanti infatti gli emigranti che, spinti dal desiderio di non mancare mai agli appuntamenti più importanti, nel segno di una tradizione antichissima, rientrano per venerare San Rocco, il santo protettore della realtà locale. La chiesa di San Rocco è a ridosso del borgo antico. Si nota subito con la sua facciata di pietra, decorata da una bifora e dal portale ogivale, sui quali l’orologio pubblico segna il tempo che passa. La festa in onore di San Rocco, tra non poche emozioni intrise di tanta nostalgìa, nella giornata del 17 agosto, sembra prolungarsi all’infinito, con i sui rituali e il suo linguaggio devozionale, che uniscono l’intera comunità. A mezzogiorno la processione parte da qui, nel giorno che segue il palio delle contrade, venuto meno a causa della pandemìa. Nell’occasione gli emigranti ricordano la vitalità di ogni singola famiglia, le antiche usanze, i sentimenti di fede e i riti d’un tempo. L’anima della piccola comunità ritrova magicamente la sua stagione più bella. La memoria diventa sempre più viva nel rievocare la vita di ieri con i suoi schietti e singolari battiti di vita. Aleggia in ogni angolo o viuzza stretta del paese. Sul sagrato crescono a dismisura i tanti ricordi emotivi. Tra non poca commozione si concentrano intorno alla statua dell’Assunta e di San Rocco. E’ il trionfo più bello di un’esperienza di vita, sentita da tutti, legata ad una radice comune. Da questo spazio di pietra, popolato da tanti pensieri, parte la tradizionale processione per i solitari quartieri del piccolo borgo che si snodano intorno alla Chiesa di Santa Maria ad Nives.

 

In primo piano le autorità del luogo, come si vede dalle immagini di repertorio, accompagnano le sacre statue: il Parroco, il Sindaco di Montelongo Nicolino Macchiagodena, il sindaco di Montorio nei Frentani Nino Ponte Pellegrino, il presidente dell’associazione che guida il folto gruppo dei fedeli, stendardi e bandiere in onore di San Rocco. I portatori indossano una maglietta verde con l’effige di San Rocco, in ricordo dei colori tradizionali dell’antica congrega del luogo, in onore del Santo. I confratelli un tempo portavano in processione palii altissimi con nastri coloratissimi, gli stendardi di famiglia, per esprimere l’attaccamento spirituale più elevato. Sul petto mettevano in bella mostra un medaglione sacro in metallo. Questa immagine sacra del Santo Protettore dei pellegrini, dei viandanti, degli appestati e delle terribili pandemìe, che all’epoca cancellavano la vita di interi paesi, a Montelongo è diffusa ovunque, in famiglia e nelle contrade rurali. Come vuole la tradizione il percorso processionale raggiunge le cinque contrade: Croce, Fontanelle, Terra di Santa Maria ad Nives, Coste e Via Roma. Le bandiere delle contrade, legate al quartiere e alle famiglie, precedono la processione. Vistosi segni di profondo dolore appaiono sulla bandiera della Contrada Terra. Come si può notare, è raccolta con un nastro nero in segno di lutto, in ricordo delle vittime della famiglia Terzano colpite dal covid. Una lunga scia di fedeli, in ottemperanza delle norme anticovid, rivive il sussulto di non pochi momenti di vita. “La festa del Santo Patrono è, senz’altro, la tradizione religiosa più sentita, precisa il prof. Michele Macchiagodena, perché è l’occasione del rientro di tanti montelonghesi che vivono lontani dal paese e, in particolare, in America, attaccati fortemente ai propri luoghi di vita e, dunque, alle proprie radici. E’ bella questa festa perché il paese ritrova la sua unità e la sua vitalità.

 

L’itinerario rianima lo scenario d’un tempo. Chi segue la processione rivede gli spazi dove sono nati i propri cari. Rivede i luoghi dove, con i propri sacrifici e il proprio lavoro, interrotto di colpo, è scritta una pagina importante del proprio passato. Tra gli incontri reali, ci sono, forse, tantissimi ancora più forti, legati al mondo dei ricordi e alle cose personali. Tra gli angoli stretti e sulle pietre sopravvissute è possibile rileggere quel mondo di famiglia più caro, che porta ad amare di più ed a non interrompere mai il legame con la propria realtà. Il paese assume in questo contesto una immagine felicissima. Una curiosità: la gastronomìa locale vuole che a pranzo non debbano mancare mai fusilli e gallo ripieno al ragù”. A tarda sera i colori dei fuochi illuminano il cielo. Trovano riposo non pochi pensieri. Ma chi viene da lontano già pensa al prossimo anno di ritornare.