COMUNALI ISERNIA, LA RINUNCIA DI FEDERICA VINCI DI VOLT FINISCE SUL CORRIERE DELLA SERA: LA CITTÀ NON È PRONTA PER UNA SINDACA - Molise Web giornale online molisano

Comunali Isernia, la rinuncia di Federica Vinci di Volt finisce sul Corriere della Sera: la città non è pronta per una sindaca

di Viviana Pizzi 
 
Siamo a 4 giorni dalla presentazione ufficiale delle liste elettorali per le comunali di Isernia del 3 e 4 ottobre. I giochi si iniziano a fare serrati. Ma nel frattempo la lista di centrosinistra di Volt, grazie alla coordinatrice provinciale Federica Vinci, finisce sulle pagine del Corriere della Sera e in particolar modo sulla rubrica 27esima ora, quella che tratta le tematiche di genere. Vinci è finita dentro a una lista di donne che hanno dovuto rinunciare al loro ruolo da leader per far spazio al maschio di turno. In questo caso Piero Castrataro, meno giovane di lei ma soprattutto uomo, genere che la vecchia politica isernina tende a preferire. Infatti tra i tre candidati a sindaco non risulta esserci nessuna donna: Pietro Castrataro dicevamo per il centrosinistra, Gabriele Melogli per il centrodestra moderato e Cosmo Tedeschi per Fratelli d'Italia più liste civiche. E le donne ancora una volta a giocare ruoli di secondo piano. Al contrario di Campobasso dove due anni fa corsero per il centrodestra Maria Domenica D'Alessandro e per "Io amo Campobasso" Paola Liberanome. Isernia fece meglio nel 2016 quando tra i 9 candidati c'erano Rita Formichelli per il Pd e Sara Ferri per Sinistra Italiana. Ora oltre al numero di candidati a sindaco è regredita anche la rappresentanza di genere. 
 
La giornalista Virginia Nesi ha raccolto le testimonianze di chi ha pensato di correre ancora per la candidatura al ruolo di sindaco e di chi invece, per un senso di responsabilità che in questo caso era meglio non ci fosse, ha fatto il solito passo indietro che si chiede alle donne che scendono in politica. 
 
"Federica Vinci - si legge su Corriere.it - sarebbe stata tra le candidate sindache più giovani d’Italia se non avesse ritirato la sua candidatura due mesi prima delle amministrative di ottobre. Quando si è presentato il civico Piero Castrataro, la copresidente del partito transazionale europeo Volt ha deciso di fare dietrofront. «Io e il mio partito ci siamo posti una domanda – dice–. Vogliamo fare una battaglia identitaria e portare avanti Federica Vinci che è consapevole di avere solo 28 anni e ha ancora tanta strada da fare oppure dare una chance a Isernia e unire tutta la coalizione intorno a un sindaco che può portare unità al centrosinistra?». Decidere non è stato facile ma oggi, lo ribadisce senza mezzi termini, la considera la scelta giusta. «Sarebbe stata una battaglia che avrei fatto da sola contro tutti– ammette, – non sarei riuscita a mettere d’accordo la coalizione proprio perché per tutta quella vecchia politica ero troppo giovane e donna». Giovane e donna, pregiudizi sottili che si sgretolano subito a leggere il suo curriculum. Laureata in amministrazione pubblica internazionale alla Sciences Po a Parigi e Community Organizing ad Harvard, Vinci è stata selezionata dalla Fondazione Obama per partecipare al programma Obama Leader Europe come leader emergente in Europa. Dopo aver studiato all’estero, torna nella sua città e decide insieme a due ragazzi di parlare con le persone per creare attivismo civico. L’obiettivo: riconnettere la politica ai cittadini e ai loro bisogni. Da tre diventano sette, poi 15, quindi 45. Sono tutti giovani pronti a offrire un’alternativa politica. Vinci è candidata sindaca per tre mesi poi cambia rotta. Si mette da parte e fa la capolista, ma «è stata una scelta di responsabilità».
 
Per una sindaca Isernia non è ancora pronta. Per noi si tratta di una occasione mancata. Se non ora quando? Forse a Isernia mai.