MORTI BIANCHE NELL'EDILIZIA, RIFONDAZIONE COMUNISTA: "EVITARE OVER 70 AL LAVORO" - Molise Web giornale online molisano

Morti bianche nell'edilizia, Rifondazione Comunista: "Evitare over 70 al lavoro"

«Stiamo notando, nostro malgrado, che in alcuni cantieri edili prestano ancora attività lavoratori che hanno superato l’età pensionabile dei 67 anni. Questi lavoratori, dopo che hanno avuto accesso alla pensione di vecchiaia, continuano a svolgere la loro attività nei cantieri. Precisiamo che i lavoratori ultrasettantenni, se in regola, possono lavorare fino a 71 anni, età massima lavorativa previsto dalla Legislazione Italiana. Quindi non stiamo parlando di mancanza di rispetto delle normative vigenti (per i cantieri dove questa legalità esiste), ma parliamo di sicurezza e incolumità fisica dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Precisiamo che siamo stati contrari a qualsiasi spostamento in avanti dell’età lavorativa dopo il raggiungimento della pensione sia per limiti di età che per quelle anticipate. Siamo stati sempre contrari anche per le attività meno usuranti come medici, dirigenti, attività impiegatizie, non solo a riguardo alla sicurezza ma anche per permettere il ricambio generazionale in modo da inserire nel mercato del lavoro i giovani. Siamo stati assolutamente contrari (si da quando andò in vigore la Legge) nello spostamento dopo i 67 anni (età pensionabile) innanzitutto per i lavoratori edili e per tutti quei settori estremamente usuranti e pericolosi per l’incolumità fisica e la salute dei lavoratori.

Il settore edile è un settore, come sappiamo, più assoggettato ad incidenti gravissimi, molti dei quali, purtroppo, mortali e questo indipendentemente all’età degli occupati. Una delle cause principali è soprattutto la mancata applicazione delle più elementari norme di sicurezza in base alle normative vigenti.  Per questo siamo preoccupati nel vedere lavoratori 70enni impiegati in edilizia a lavorare sulle impalcature o con un martello demolitore. Questi tipi di lavori già sono pericolosi di per se, figuriamoci per i lavoratori di quella età dove logicamente le forze, la lucidità vengono meno.

Lavorare a 70 anni significa mettere a repentaglio la propria salute e quella di tutti gli altri addetti nel cantiere. Le associazioni imprenditoriali dell’edilizia da qualche mese lamentano che non riescono a reperire  manodopera e nel contempo sostengono che la mancanza di figure professionali nel settore sia dovuta al fatto che i giovani sono poco propensi ad intraprendere una attività tanto gravosa. Dimenticano, però di dire che il più delle volte il lavoro è precario e in Molise i lavoratori vengono licenziati prima di Natale e riassunti intorno a Pasqua, con paghe fittizie non applicando le tariffe sindacali e legislative previsti dal CCNL. Riteniamo le lamentele delle associazioni imprenditoriali strumentali e funzionali ad attaccare l’istituto del reddito di cittadinanza. Le motivazioni per la diminuita attrazione dei giovani verso il settore edili vanno ricercate nelle ragioni sovraesposte e non perché i giovani sono dei fannulloni che tirano a campare con il RDC.

E’ strumentale in quando l’occupazione in edilizia nel Molise è comunque rimasto stabile verso il basso dall’inizio della crisi del 2008 e, oggi, sono ancora migliaia i lavoratori disoccupati in cerca di lavoro. La disoccupazione non è assolutamente diminuita in questi ultimi anni in cui non c’era il reddito di cittadinanza e crediamo che la manodopera disponibile sia ancora sufficiente se ricercata e pagata equamente.

Anche i lavoratori che hanno potuto accedere a quota 100 e l’APE Sociale sono pochissimi, in quando una minima parte è riuscita a raggiungere i requisiti necessari, perché sappiamo bene che in edilizia prevalgono maggiormente contratti precari e il più delle volte nei cantieri a farla da padrone è il lavoro nero e il lavoro grigio e per cui neanche per queste ultime forme di previdenza la manodopera disponibile in edilizia non è diminuita.   

A causa di tutte queste notizie che ripetiamo sono per lo più strumentali, i datori di lavoro bisognosi di manodopera convincono i pensionati, che per tanti anni hanno lavorato per loro, a continuare a svolgere l’attività nei cantieri. Poi chiaramente ci sono anche motivazioni personali che portano i 70enni in buona salute a continuare l’attività. Le motivazioni sono magari l’insistenza del vecchio datore di lavoro a cui non sanno dire di no, la volontà di sentirsi ancora utili alla famiglia e alla collettività, la pensione non sufficiente a poter vivere decentemente, specialmente per quei lavoratori che nonostante abbiano lavorato tantissimi anni percepiscono delle pensioni bassissime.

Riteniamo indispensabile e urgente, quindi, un provvedimento legislativo che vieti, almeno per certi settori, la possibilità di svolgere lavoro subordinato fino a 71 anni. È necessario prevenire gli incidenti sul lavoro e non piangere e strapparsi le vesti per l’accaduto e 2 giorni dopo tutto è dimenticato.

Gli incidenti sul lavoro si prevengono anche con chiare e univoche normative legislative, essendo già difficile per gli edili lavorare fino a 65 anni figuriamoci a 70 anni. Anche la CGIL e la Fillea – Cgil da anni si battono per riportare l’età pensionabile a 65 anni. Se vediamo le statistiche degli incidenti sul lavoro in edilizia la maggior parte sono riportati dai lavoratori di età avanzata. Nel contempo proponiamo che il Governo provveda ad adeguamenti pensionistici per questi settori, così da poter dare la possibilità di vivere decentemente senza essere costretti a continuare a lavorare fino ai 70 anni»