DONNE E POLITICA A MAL PARTITO: IL VERO PASSO INDIETRO DI QUESTE ELEZIONI - Molise Web giornale online molisano

Donne e politica a mal partito: il vero passo indietro di queste elezioni

di Antonio Di Monaco
La caduta dei sovranisti, la crescita del Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle al minimo, l’astensione record, ma soprattutto il vero passo indietro di queste elezioni è l'assenza di donne elette o approdate al ballottaggio nelle grandi e medie città e Isernia, l'unico capoluogo molisano al voto, non fa eccezione. La riflessione della prima ministra nella storia d'Italia, Tina Anselmi, la quale nel 1976 amava dire che «le donne devono lottare per le altre donne. Gli uomini gratuitamente non ci danno nulla», è ancora tremendamente attuale. Anzi, le donne sono viste con diffidenza. Eppure, non è sempre stato così. Basti pensare agli scioperi delle contadine nel 1943. Più le donne erano ribelli e protestavano, più trovavano sostegno. Una volta la creatività e la combattività erano cercate, premiate. Oggi invece si premiano cooptazione e fedeltà. Le donne sono state penalizzate, e rischieranno di esserlo sempre di più, anche dall’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. Sono sopravvissuti solo quelli che erano già dentro, incardinati e quasi tutti maschi. 
 
Ma c'è anche un’altra trappola. Le donne fanno politica in tanti modi, spesso inusuali e non riconosciuti. Tutti legittimi, ma poi arriva l’imbuto quando si tratta di entrare nelle stanze del potere. I partiti non vedono dove c’è partecipazione, non colgono la vivacità delle iniziative e dei comportamenti delle donne, che hanno anche una diversa concezione del potere. In un contesto di discriminazione che persiste, sono molto combattive e più innovative dei maschi. Sanno sfruttare tutti gli spazi che ci sono per fare politica e lo fanno a modo loro. È difficile che si propongano come leader e altrettanto difficile che vengano individuate come tali. Ma sono battagliere e mediamente più brave dei maschi. 
 
Infatti, esiste un netto confine tra maschi e femmine nel modo di fare politica. Convenzionali i primi, innovative le seconde. Come emerge da una ricerca condotta dal dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, gli uomini si iscrivono a un partito, partecipano ai dibattiti, cercano il potere. In sintesi: sono più tradizionali e anche più conformisti. Le donne no. Fanno volontariato, donazioni, promuovono petizioni, boicottano aziende o Stati che non rispettano fondamentali valori etici. In sintesi: combattono creativamente con le armi della partecipazione civica. I primi rincorrono la leadership e la carriera. Le seconde cercano altre strade, anche con azioni dirompenti, ma restano al palo, incatenate da un sistema impregnato di stereotipi. Alla fine, tutto ruota intorno alla gestione del potere. 
 
Forse le donne guerriere oggi alla politica piacciono sempre meno magari perché la ribellione e la non convenzionalità non sono funzionali alla conquista della leadership. Ma il modello sbagliato dell’uomo solo al comando non si risolverà con una donna sola al comando. Bisogna dare l’idea che serve lo sguardo delle donne, perché non si possono scrivere buone politiche con un occhio chiuso, quello di chi rappresenta la metà della società. Ma anche l’idea di lavorare insieme, mettendo insieme competenze e percorsi diversi, per dare risposte nuove e bisogni nuovi, demografici, tecnologici. Solo così le donne riusciranno ad entrare nei luoghi dove si prendono le decisioni, con il loro sguardo e la loro specificità. Altrimenti a decidere per loro noi ci sarà sempre e comunque un altro uomo.