CAMPOBASSO, GRAVINA CONTA LE STELLE CADENTI: DOPO GLI ADDII DI SALLUSTIO E MUSTO, PASSARELLI PASSA AL GRUPPO MISTO - Molise Web giornale online molisano

Campobasso, Gravina conta le stelle cadenti: dopo gli addii di Sallustio e Musto, Passarelli passa al gruppo misto

di Antonio Di Monaco
Tra discussioni e defezioni (ma non ancora espulsioni, come invece accaduto in altri contesti) continua l'inarrestabile emorragia del Movimento Cinque Stelle al Comune di Campobasso. La maggioranza che sostiene il sindaco, Roberto Gravina - che si presentava granitica dopo la vittoria al ballottaggio nel 2019 - perde un altro pezzo. Dopo le dimissioni di Lorenzo Sallustio nelle prime settimane di consiliatura e quelle di Antonio Musto ("per motivi personali", come ha dichiarato lui stesso) solo pochi giorni fa con l'indisponibilità di Giuseppe Frate ad entrare nell'assise civica che, a sua volta, ha spalancato le porte di Palazzo San Giorgio ad Antonio Venditti (52 voti conquistati alle Comunali 2019), martedì scorso, 5 ottobre, Giuseppina Passarelli ha annunciato la sua adesione al gruppo Misto garantendo comunque l'appoggio esterno alla maggioranza. "Non ritrovandomi più in quel che il Movimento è diventato - ha scritto in una nota - ho deciso di prendere le distanze dallo stesso. Ma per coerenza e rispetto dell’impegno assunto con i cittadini e i miei elettori voglio rassicurarli che continuerò a lavorare per il bene della nostra città e non farò mancare il mio supporto a questa amministrazione anche se in forma esterna". 
Dunque, si sbagliava di grosso chi era convinto che la nuova era targata Giuseppe Conte sarebbe stata rose e fiori per il M5S che si era presentato alle amministrative con aspettative molto basse, dopo mesi assai tribolati in cui, fra le altre cose, aveva appoggiato un po’ a sorpresa il governo di Mario Draghi, eletto l'ex premier Conte come proprio leader e cambiato linea politica su molti temi, avvicinandosi sempre di più al centrosinistra. Conte aveva precisato che non si aspettava grandi risultati dal voto, e aveva parlato di considerare questi mesi come «un periodo di semina» per raccogliere maggiori consensi nel medio e lungo termine.
Ormai da mesi il partito è diviso fra l’ala più moderata e vicina a Conte e quella più radicale, più legata alle tesi anti-establishment dei primi anni ma sempre meno rappresentata dentro e fuori dal Parlamento. Ma se sul territorio - Campobasso compresa - mancano attivisti, anche a livello nazionale il nuovo M5S di Conte non sembra avere trovato la propria strada, limitandosi a difendere le proprie proposte storiche come il reddito di cittadinanza, e poco altro. Alcuni ritengono che l’orizzonte fisiologico del partito sia quello di proteggere gli interessi dei ceti medio-bassi nel Centro-Sud, come già era successo alle elezioni politiche del 2018.
Fra le molte incertezze di questi tempi, un elemento sembra chiaro: il M5S si vede ormai come un alleato del centrosinistra. Una prospettiva inimmaginabile fino a tre anni fa. Commentando i risultati elettorali, Conte ha sottolineato che il Movimento è diventato alternativo al centrodestra, mentre in un’intervista a Repubblica il presidente della Camera Roberto Fico (da anni sostenitore della necessità di avvicinarsi al centrosinistra) ha detto esplicitamente, riferendosi all’obiettivo del Movimento: «costruiremo in modo più saldo il campo largo nazionale per il 2023». Ovvero, in estrema sintesi, allearsi col centrosinistra in vista delle elezioni parlamentari in programma al più tardi fra un anno e mezzo così come le Regionali in Molise, mentre le Comunali di Campobasso si terranno nel 2024. Resta da vedere se, da qui a queste scadenze elettorali, gli sviluppi politici agevoleranno o ostacoleranno questo progetto