MODELLO BERLUSCONI O MODELLO SICILIA? ECCO I POSSIBILI SCENARI CHE CONDIZIONERANNO LE REGIONALI 2023 - Molise Web giornale online molisano

Modello Berlusconi o modello Sicilia? Ecco i possibili scenari che condizioneranno le regionali 2023

di Viviana Pizzi
 
Pensare alle elezioni politiche e regionali del 2023 sembra quasi voler essere come gli astrologi che a fine anno leggono l'oroscopo per quello successivo. Sono ancora tantissimi ancora i nodi da sciogliere soprattutto a livello nazionale che non possono non condizionare ciò che accadrà a livello regionale. Anche se si sa che i localismi a volte superano ciò che si decide a Roma. Due sono gli scogli da superare e senza di essi nulla è certo: l'elezione del Presidente della Repubblica che avverrà nel febbraio 2022 e le elezioni regionali e comunali della Sicilia che si svolgeranno lo stesso anno e stanno covando al loro interno una alleanza che potrebbe portare alla costruzione di un grande centro.  Dal quale verrebbero esclusi tutti gli estremi: da Pd e 5 stelle che potrebbero diventare a quel punto la rappresentanza di quello che rimane del centrosinistra attuale e Lega e Fratelli d'Italia che potrebbero rimanere isolati a destra. Tutto dipende dall'elezione del Capo dello Stato che potrebbe portare ad un'alleanza allargata dal centro al centrodestra con l'elezione di Berlusconi al Quirinale.
 
Se il "modello Berlusconi" dovesse riflettersi anche sulle politiche e sulle regionali ci potrebbe essere una coalizione di centrodestra che comprenderà dal grande centro a Lega e Fratelli d'Italia. Invece se attecchisce il "modello Sicilia" ci troveremo di fronte a un tripolarismo: da una parte Lega e Fratelli d'Italia che rappresenterebbero il vecchio centrodestra, dall'altra tutte le forze del centro che comprenderebbero dall'Udc- Popolari e Italia Viva passando per Azione di Carlo Calenda che proprio nei giorni scorsi a livello europeo si è trasferita nel gruppo Renew Europa. Dall'altra il centrosinistra classico a trazione Pd e 5 stelle. Sul grande centro una parola in più uscirà quasi sicuramente dalla Leopolda di Renzi che si svolgerà a Firenze dal 19 al 21 novembre. Indicazioni sommarie che portano alla diradazione della nebbia dopo febbraio 2022. 
 
In Molise è presto per fare nomi: il presidente della Regione Donato Toma ha fatto sapere di recente che è pronto a ricandidarsi. La sua area di riferimento resta quella del centro forzista ma, in caso Patriciello entrasse in quella partita, è facile immaginare che il candidato del grande centro possa essere un personaggio tra i fedelissimi dell'eurodeputato. E stando a quanto emerge dalle scelte operate sul Pos 19-21 è facile da capire che non è Toma quel personaggio. Ce ne sarebbero però altri nei posti da consigliere che oggi fanno parte del centrodestra. 
 
Nel centrosinistra targato Pd e Cinque Stelle si parte dai soliti nomi ma è facile immaginare che, visti i vecchi dissidi tra Fanelli e Facciolla (che potrebbero nuovamente puntare al parlamento come fecero nel 2018 ndr) per i quali il primo sarebbe anche favorevole ad entrare nel grande centro mentre la seconda spinge su Pd- 5 stelle secco, si dovrà pensare a un nome che vada bene sia ai democratici che ai pentastellati. Ed è così che, seguendo l'esempio delle comunali vinte dal sindaco di Isernia Castrataro, si potrebbe scegliere un nome che rappresenti entrambi i partiti ma che non sia l'espressione di uno di loro. Tentando così di far rientrare nella partita anche Volt e quel che resta di socialisti e sinistra italiana. 
 
Ma non è tutto perché ci potrebbe essere anche un'altra via alternativa a tutto questo e che vedrebbe protagoniste le persone che si stanno avvicinando ad Azione Civile di Antonio Ingroia e a tutto quel movimentismo che è rimasto fuori dalle comunali di Isernia che a questo punto potrebbero rappresentare la terza o la quarta via possibile. Un quadro politico da nebbia in valpadana che però inizia a organizzarsi. 
 
(ph Nicola Porro)