"MUTIAMO LINGUAGGIO", SI CHIUDE CON UNA RIFLESSIONE GIORNALISTICA LA 4 GIORNI CONTRO LA VIOLENZA DI LARINO - Molise Web giornale online molisano

"Mutiamo linguaggio", si chiude con una riflessione giornalistica la 4 giorni contro la violenza di Larino

"Mutiamo linguaggio": è questo il nome dell'evento promosso dalla Fidapa Larino che ieri, nella sala Freda di Palazzo Ducale, ha innescato un dibattito costruttivo sul linguaggio di genere e la violenza sulle donne. L'incontro è stato l'ultimo dei quattro in programma nel comune frentano dal 25 novembre in poi per sconfiggere tutte le cause che portano poi alla punta di un iceberg molto grande del fenomeno che è il femminicidio. 
 
Dopo i saluti della presidente Mariella Di Bernardo, che ha sottolineato tutte le attività poste in essere dalla sezione Fidapa, ci sono stati quelli dell'assessora comunale alla cultura Maria Giovanna Civitella la quale nel suo intervento ha sottolineato l'importanza di mettere in campo azioni positive e di sensibilizzazione sulla lotta al fenomeno, che è grave al di la dei numeri che nella realtà lo rappresentano e lo delineano. 
 
Centrale l'intervento della past president della Fidapa Anna Maria Di Pietro, anche giornalista della testata "Il Bene Comune" che lei stessa ha definito un "ambiente maschile ma pieno di rispetto per le donne". Ha sottolineato l'importanza di non cadere nei linguaggi sbagliati che si usano per descrivere la violenza di genere. Dal "se lo è cercata" fino alla narrazione di un compagno di una vittima di stupro rimasta incinta che su un giornale disse "ho accettato il bambino". Una narrazione tossica che cancella le vittime e tende molto spesso a giustificare l'aggressore dicendo "era una brava persona" "era geloso". Frasi che usano i giornalisti quando non restano imparziali ma invece parteggiano per l'aggressore. 
 
La scrittrice Rita Frattolillo ha invece letto un testo sullo stupro tratto dal suo  romanzo "le ali del ritorno" in una storia di una agiata famiglia meridionale trapiantata a Roma sul finire degli anni ’50. Secondo la scrittrice poi il femminicidio trae le sue origini dai residuali della società fascista e dalla difficoltà di accettare i cambiamenti storici. Claudia Fiore ha letto il testo di una canzone di Carmen Consoli che parla di uno stalker, mentre Giacinta Gasdia ha letto passi dedicati al linguaggio di genere di Michela Murgia dal titolo "Stai zitta". 
 
L'intervento finale della nostra vicedirettrice Viviana Pizzi che ha illustrato alla sala il progetto di Moliseweb, quello di trasportare dalla teoria alla pratica i principi del manifesto di Venezia nato nel 2017 grazie a Giulia Giornaliste e Usigrai e che in dieci articoli mette dei paletti nel racconto non soltanto del femminicidio ma anche di quello in generale che riguarda le donne, uno su tutti l'utilizzo del linguaggio di genere e la declinazione al femminile dei titoli apicali riferiti alle donne. Scrivere "il ministro Elena Bonetti" o "l'assessore Filomena Calenda"  è come negare che una donna possa ricoprire un ruolo che in passato era solo appannaggio maschile.