TRIVELLE, LE REGIONI PRONTE A DIRE SÌ AL PIANO CINGOLANI: OK ALLA RICERCA DI GAS (DIECI VOLTE PIÙ POTENTE DELL'ANIDRIDE CARBONICA), NO AL PETROLIO - Molise Web giornale online molisano

Trivelle, le Regioni pronte a dire sì al Piano Cingolani: ok alla ricerca di gas (dieci volte più potente dell'anidride carbonica), no al petrolio

di Antonio Di Monaco
Regioni e Province Autonome sono propense ad approvare il Pitesai, il Piano trasmesso due mesi fa dal ministero della Transizione ecologica alla Conferenza Unificata e attraverso il quale si dovranno individuare le aree dove sarà potenzialmente possibile svolgere (o continuare a svolgere) attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Ma hanno chiesto un rinvio condizionato: non si opporranno all’iter, a patto che si accolga un emendamento per garantire che, nelle aree idonee definite dal piano, possano proseguire solo le attività legate ai permessi di ricerca di gas (escludendo il petrolio). La richiesta, in particolare, riguarda i permessi di ricerca vigenti al 13 febbraio 2019 (data in cui è scattata la moratoria) e sospesi fino al 30 settembre 2021, ma anche quelli già sospesi prima della moratoria (per un periodo non superiore a sette anni) per richiesta delle stesse compagnie. Per i "No Triv" questa richiesta non è sufficiente e "le Regioni stanno per consegnarsi al Governo con mani e piedi legati”, annunciando il sì a un piano “senza zonizzazioni, fatto soprattutto di criteri variabili che gli organi di valutazione potranno utilizzare godendo di grandi margini di discrezionalità. Approvato il piano che non c’è – aggiunge il Coordinamento No Triv – nei futuri contenziosi Regioni ed Enti locali partiranno sconfitti in partenza".
 
Tuttavia, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il metano è un inquinante climatico di breve durata (SLCP), con una durata atmosferica di circa un decennio ed è un gas serra dieci volte più potente dell’anidride carbonica nel riscaldare l’atmosfera. “Come se non bastasse – scrivono ancora i No Triv – la richiesta è passata attraverso la formulazione di un emendamento che non regge sotto il profilo normativo, giacché nel nostro ordinamento non si fa distinzione tra istanze e permessi di ricerca di gas o di petrolio”. Le compagnie Oil&Gas, di fatto, oggi avanzano istanze di permesso di idrocarburi al contempo liquidi e gassosi e ottengono permessi di ricerca di idrocarburi sia liquidi che gassosi. “Se anche si accogliesse l’emendamento – commenta il coordinamento No Triv – si potrebbero innescare numerosi contenziosi, in cui i detentori dei permessi di ricerca avrebbero facilmente la meglio”.
 
In buona sostanza, in Conferenza Unificata le Regioni e gli Enti locali sono state chiamate a pronunciarsi su una proposta di piano in cui non sono univocamente indicate le aree per le quali le compagnie potranno o no presentare nuove istanze o dare o non dare prosecuzione ai procedimenti di conferimento per le istanze delle attività di ricerca o di coltivazione già in essere. Nel piano ci sarebbe, quindi, un elenco di criteri di esclusione, molti dei quali ‘variabili’ e rivedibili sulla base dei quali gli organi di valutazione (Ministero della Transizione ecologica e Commissione Via) si baseranno per decidere, in modo discrezionale e di volta in volta, se autorizzare o meno attività di ricerca o di estrazione. Eppure le Regioni sembrano propense al rilascio dell’Intesa ma, una volta approvati i criteri in Conferenza Unificata, in caso di contenzioso non ci sarà modo di negoziare alcunché col Governo, né di far valere le ragioni dei territori perché, con il Sì delle Regioni, il Pitesai concederà al Mite ampi margini di manovra nella gestione dei procedimenti autorizzativi.