RIDONO DELLA STORIA DI GIADA VITALE SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK: LA NOSTRA CONDANNA UNANIME - Molise Web giornale online molisano

Ridono della storia di Giada Vitale sulla nostra pagina facebook: la nostra condanna unanime

di Viviana Pizzi
 
"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". 
 
Cosi parlava nel 2015, quando non erano diffusi come adesso lo scrittore e filosofo Umberto Eco. Dopo sei anni ci tocca riprendere questo concetto a causa di un accadimento abbastanza sgradevole avvenuto sulla nostra pagina facebook. Nel frattempo anche noi abbiamo preso ad usare i social. Sul social più diffuso abbiamo anche un seguito abbastanza numeroso per una testata giornalistica giovane, che ha debuttato sugli stessi proprio nel 2015. Abbiamo aperto un account twitter, uno instagram e siamo sbarcati su telegram come siamo soliti ricordarvi spesso. 
 
Li usiamo perché sono ormai fondamentali per la diffusione capillare delle notizie. Tuttavia non possiamo tacere davanti a episodi come quello avvenuto ieri pomeriggio. Abbiamo diffuso l'articolo che annunciava la conferenza stampa al Senato sul caso di Giada Vitale, la donna di Portocannone che ha avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti da Don Marino Genova, sia quando aveva meno di 14 anni sia quando poi è arrivata a 14 anni e un giorno, come titola anche la conferenza stampa in oggetto. Quegli abusi per i quali fu archiviata l'inchiesta. Perché la stessa Giada fu dichiarata in grado di esprimere il consenso. Per il periodo in cui aveva meno di 14 anni la condanna è definitiva da parte della Cassazione: 4 anni e 10 mesi di reclusione. 
 
Due persone hanno riso di quanto avevamo pubblicato mettendo in circolo ancora una volta il germe del dubbio. Ancora, nonostante la condanna della Cassazione. Bene, anzi male, perché la nostra testata nasce dall'associazione "Una Voce per le donne" e si pone come obiettivo il rispetto delle donne vittime di violenza. Non si può ridere dei traumi altrui, che provocano in chi li vive effetti che potrebbero rivelarsi irreversibili. Non si ride di una ragazza che ha avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti. Ma in generale non si ride di uno stupro e di nessun'altra disgrazia. Chi lo fa si identifica nella definizione data da Umberto Eco di quelli che sarebbero diventati poi i social dopo qualche anno. E no,non si ride anche se non possiamo cancellare quelle risate, è impossibile per un amministratore di una pagina facebook, lo potrebbe fare solo chi ha riso ma non lo fa. Saremo sempre a favore delle vittime dei reati sessuali ma in generale a difesa di chi subisce un torto. Sia a livello personale che collettivo.