RINNOVABILI. CONSUMARE MENO, CONSUMARE MEGLIO - Molise Web giornale online molisano

Rinnovabili. Consumare meno, consumare meglio

Troppo spesso, noi uomini, non preveniamo i problemi, ci limitiamo, con parsimonia, e purtroppo non sempre, a tentare di risolverli. Problemi che col tempo, normalmente, si autoalimentano e raramente si risolvono da soli. Per soddisfare, per esempio, il nostro fabbisogno energetico abbiamo inquinato aria, terra ed acqua, generando energia con una sola tipologia di motore, che utilizza prevalentemente fonti non rinnovabili.
L’energia consumata, sotto qualsiasi forma, finisce per diventare CALORE. Quindi maggiore è il consumo di energia da non rinnovabili maggiore è il riscaldamento terrestre. L’incremento della temperatura media della Terra, se aumentasse di un solo grado e mezzo, provocherebbe eventi devastanti e imprevedibili, di gran lunga maggiori ed inattesi di quelli attuali. Per non superare i limiti di sopportabilità degli agenti inquinanti emessi e per la sopravvivenza del genere umano sulla Terra è indispensabile l’impiego sapiente e parsimonioso delle sole energie da fonti “rinnovabili”, limitando al massimo tutte le altre. Le “rinnovabili” sono esclusivamente quelle provenienti dal Sole, sotto forma di energia radiante.
Queste impattando sulla Terra generano: vento (movimento di masse d’aria da zone di alta a bassa pressione), piogge (evaporazione/accumulo/rilascio dell’acqua), nonché l’irradiamento termico. Il tutto si compie in un ambiente in equilibrio termico naturale, dove il Calore prodotto dal processo viene smaltito naturalmente nel Cosmo. Ancor prima che questa energia diventi calore l’uomo la deve, gli eventi lo impongono, trasformare in altre forme di energia. L’energia prodotta da queste fonti è però molto variabile; a volte eccede i fabbisogni dell’uomo, altre non li soddisfa, in quanto vento, sole e piogge non sono costanti ma dipendono dalla stagione climatica e dalla localizzazione geografica del sito di produzione.
Per armonizzare la produzione al fabbisogno, un sistema, sempre green ed a costo contenuto, è quello della scissione, tramite idrolisi, dell’acqua in idrogeno e ossigeno, come riportato nel dipinto allegato. L’accumulo e il loro riutilizzo per produrre energia elettrica con celle a combustione usa la stessa tecnologia di quello utilizzato dagli astronauti per produrre energia ed acqua durante il loro orbitare. L’idrogeno così accumulato viene utilizzato sia per produrre energia elettrica, tramite celle a combustibile, sia direttamente come combustibile.
Questo simpatico dipinto illustra come si può produrre energia elettrica da fonti rinnovabili e come la si può stoccare sotto forma di idrogeno ed ossigeno, dopo una dissociazione elettrolitica, per poi riutilizzare questi elementi, mediante celle le celle a combustione di idrogeno. Il dipinto, umilmente, ha l’obiettivo di incoraggiare la produzione di energia esclusivamente da fonti rinnovabili e farne anche un uso sapiente vincendo pregiudizi ambientalistici per il bene del futuro della specie umana e della Terra. Anche le centrali a fusione nucleari, mediante il Tokamak, produrrebbero riscaldamento terrestre ma non altri inquinanti come accade per l’utilizzo delle fonti fossili.
Tuttavia questa tecnologia dovrebbe essere limitata solo per il tempo necessario per attuare la totale transizione dalle non rinnovabili alle rinnovabili. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il principale strumento di cui dispone l’Italia per combattere gli effetti negativi della pandemia da Covid e della crisi climatica, inoltre, nell’attuarlo, ci si aspetta di rilanciare l’economia del Paese. Il PNRR è un pacchetto di investimenti e riforme che vale 191,5 miliardi di euro, messo a disposizione dall’Unione Europea attraverso il Next Generation EU (NGEU), un programma di una portata e un’ambizione inedite per accelerare la transizione e cologica e digitale. Il Piano si articola in sei missioni tra investimenti e riforme, quanti sono i pilastri del NGEU, e prevede quote d’investimento per i progetti green e digitali.
Le sei missioni in cui sono ripartiti i 191,5 miliardi di euro del PNRR sono:
1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura - 40,32 miliardi;
2. Rivoluzione verde e transizione ecologica - 59,47 miliardi;
3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile - 25,40 miliardi;
4. Istruzione e ricerca - 30,88 miliardi;
5. Inclusione e coesione - 19,81 miliardi;
6. Salute - 15,63 miliardi.
L’Italia è particolarmente vocata alla produzione di energie rinnovabili grazie alla sua morfologia, il suo territorio consente la conveniente produzione di energia idroelettrica, fotovoltaica ed eolica sia a terra che offshore, soprattutto in Adriatico, mare dai bassi fondali, per aumentare consistentemente gli attuali 20 terawattora l’anno. Nel 2010 erano solo 356 i comuni italiani che avevano al proprio interno impianti elettrici o termici basati sulle rinnovabili. Oggi invece quasi tutte le municipalità dispongono di almeno un impianto per la produzione di energia rinnovabile, ma tale quantità è ancora modesta. Occorre investire sapientemente e tanto per far evolvere le tecnologie per la produzione di energie rinnovabili ed ampliarne l’utilizzo con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica esclusivamente dalle rinnovabili. Puntare a raggiungere tale obiettivo deve diventare motivo di vanto ed orgoglio per chi ora è chiamato a disegnare il futuro del nostro territorio e il destino delle future generazioni. Ogni anno il fabbisogno energetico nazionale è per tre quarti importato (sotto forma di combustibili fossili ed energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili e nucleare da fissione).
Nell’ultimo anno il fabbisogno energetico italiano, espresso in tonnellate equivalenti di petrolio, è stato di 143,5 mln di tonnellate, fabbisogno soddisfatto per il 40% dal gas naturale, per il 33% dal petrolio e solo per il 20% dalle fonti energetiche rinnovabili. Inoltre, ultimamente, il continuo aumento del costo delle materie prime, la riduzione delle quantità fornite e non più con regolarità, sta generando sensibili incrementi dei costi industriali con danni economici per l’intero Paese incrementato sensibilmente la classe povera. Una crisi che rischia di soffocare sul nascere la ripresa industriale dopo il crollo provocato dal Covid-19. Per questo la transizione energetica che l’Italia è chiamata a concretizzare con il PNRR dovrà essere di ampia portata e realizzata in tempi brevi, così da ridurre fortemente la dipendenza da paesi terzi. Tali investimenti devono seguire procedure semplici ma rigorose per non compromettere il raggiungimento dell’obiettivo. Pertanto, in considerazione del grande sforzo che ci aspetta, delle non enormi risorse economiche allocate per la Rivoluzione verde e transizione ecologica e del poco tempo a disposizione.
Ing. Nino Emanuele Toff