Sabato - 03 Dicembre 2022

Sconfitta del Parito Democratico, Cordisco (Pd): Ripartire o abbandonare il progetto

Il segretario del Pd del Circolo cittadino di Campomarino, Vincenzo Cordisco, si esprime sulle ultime elezioni politiche e sui risultati del PD, esaminando in ottica futura il destino del Partito. Queste le sue parole:

«Finite le elezioni ecco che si ripresentano tutte le problematiche che da anni attanagliano il partito  democratico, leader, identità, alleanze, programmi, e per finire la ciliegina sulla torta si chiede di  fare il congresso, come se la cartina tornasole o la risoluzione a tutti i problemi possano sparire con il congresso. 

Così non è, i congressi sono sempre stati divisivi, c’è sempre stata la conta o, peggio ancora, chi  vince rimane chi perde si allontana, non vive il partito, quindi se possibile risparmiamoci questa  inconcludente resa dei conti per scegliere un nuovo segretario. Non è cambiando il segretario che  il pd può recuperare i voti persi o una nuova verginità. 

Ed allora cosa fare? Una ricetta non c’è, ma è chiaro che bisogna cercare un punto da dove ripartire altrimenti non resta che abbandonare quel progetto che ha voluto una unione tra due  forze politiche diverse per storia, cultura, esperienza politica, creando con grande sacrificio quella  unione a freddo che, di fatto, non si è mai compiuta.  

Coraggio, alla luce dello scarso risultato elettorale e della discussione che sta venendo fuori, ci  vuole coraggio. Questa sconfitta può essere una opportunità per guardare una volta per sempre  oltre lo steccato identificandosi in una opposizione, dura, al governo che nascerà portando nelle  aule di Senato e Camera i problemi reali dei cittadini, lavoro, caro energia, tasse, famiglia, devono  essere il faro, la guida per l’azione politica e questo si può e si deve fare con la riconquista dei  territori, con l’essere vicini alla gente, con una legge elettorale che ristabilisca il rapporto tra  politica ed elettore, magari riproponendo le preferenze. Risparmiamoci, quindi, il rituale della  solita conta. 

Analizzando poi il risultato elettorale, le alleanze e la legge elettorale, si può dire che questa  sconfitta nasce da lontano. In questi ultimi anni abbiamo assistito a cose incredibili, governi nati da  forze politiche contrapposte che si sono offese, denigrate e poi senza nessun problema hanno  governato insieme. Governo m5s-lega, governo m5s-pd- governo di tutti senza assumere posizioni  nette e risolutive ai problemi della gente. Per anni si è parlato del taglio al cuneo fiscale per anni si  è parlato di politiche a favore della famiglia, per anni si è parlato delle politiche del lavoro, senza  nulla di fatto. 

Non considerando quella grande fetta del paese che è quasi maggioranza di governo e che non  vota più, non ci si preoccupa di intercettare i bisogni di tutti quegli elettori che non si recano più a  votare perché oramai stanchi di sentire sempre le solite storie e di vedere che ad ogni cambio di  governo non cambia nulla. 

Ripartire, ripartire da cosa e da dove! Certamente riflettendo sugli errori commessi riposizionando  al centro dell’azione i bisogni e le aspettative della gente. Abbandonare l’idea di governare a tutti i  costi e fare una buona opposizione, decisa, democratica, a volte è meglio che governare. 

Riconoscere che l’essere andati alle elezioni divisi, separati, da forze politiche simili è stato un  errore. Sicuramente le scelte fatte dal PD rispetto all’atteggiamento di Conte avuto nei confronti  del premier Draghi è stata una scelta opportuna di correttezza politica ma, purtroppo, con questa  legge elettorale si è rivelata masochista. L’essere risultato il secondo partito - senza una coalizione  di peso - non porta beneficio a quelli che poi devono rappresentare il partito stesso alla Camera ed  al Senato. Questo lo si vede dai risultati elettorali, la mancata alleanza PD-m5s perde, nei confronti  del centrodestra unito, in 14 collegi al senato il proprio rappresentante, mentre avrebbe  significato una composizione delle Camere completamente diversa da quella che è oggi.

Con questa legge elettorale ti devi alleare, per il Senato è un sistema uninominale e proporzionale su base regionale, per la Camera dei deputati è un sistema proporzionale per l’uninominale su  base regionale e proporzionale su base nazionale, senza considerare poi effetti flipper, resti, diritto  di tribuna, non abbiamo mai assistito a queste cose. Addirittura, il paradosso delle elezioni 2022 è  stato che anche coloro i quali dovevano certificare la nomina degli eletti hanno “toppato” e nel  giro di 24-48 ore sono state riassegnate le nomine. Roba da non credere. 

Cosa dire a conclusione? Certamente, ribadendo, che non è cambiando il segretario, o cambiando  nome al partito, che tutto si rinnova o che gli elettori tornano ad innamorarsi del PD.  

Una analisi va fatta e l’operazione da mettere in cantiere deve essere quella di impegnarsi a  ristabilire il contatto con i territori, discontinuità con nomine calate dall’alto, con candidature  uscite da segreterie, tornare ai valori dell’unità, lotta alle disuguaglianze cresciute in questo  periodo di pandemia e di guerra, politiche per la famiglia, essere attenti ad aprire a quel campo  largo con forze politiche che vogliono assumere lo stesso tratto identitario. 

Quindi prepariamoci ad un congresso che non si riveli la solita conta e soprattutto non ci siano  candidati che rappresentano già quella corrente o quell’esponente, viviamolo in democrazia senza  tanta burocrazia, con idee chiare facili da comprendere lasciando a casa quelle teorie che poco  sono applicabili alla vita globalizzata di oggi. 

Altrimenti ci vuole vero coraggio di azzerare tutto, fino in fondo, riconoscendo che questo periodo  travagliato per il PD – durato anni - è servito poco alle persone come me che ci hanno creduto  mettendoci la faccia e che è giunto il momento di fare altro».